Le domande degli allenatori

Perché in certe partite apparentemente facili, le cosiddette partite sottogamba, si parte male e sembra impossibile invertire la rotta? Che cosa si può fare?

Quando l’avversario è più debole, e quindi si ha meno tensione per il risultato, si dovrebbe giocare meglio o, quando si comincia male, dovrebbe essere facile cambiare schema mentale. Però capita, e allora dobbiamo pensare a giocatori abituati a essere condotti per mano, non allenati a pensare, a escogitare le contromisure o ad avere schemi mentali efficaci da applicare in momenti di difficoltà.

Poiché qui si parla di squadra, dobbiamo pensare a cause e meccanismi che interessano tutti. Per esempio, che mancano:

  • l'attitudine a determinare la gara, tanto da non sapersi presentare preparati sempre allo stesso modo e adattare alle esigenze che si presentano;
  • gli schemi e la preparazione per imporsi, invece di doversi adattare all'avversario e a subire;
  • un collettivo che permetta di trovare insieme le contromisure e cooperare in modo da aiutare il giocatore in difficoltà;
  • leader in grado di prendere in mano la situazione e dare sicurezza;
  • la consapevolezza e la padronanza delle proprie forze, tanto da non essere in grado di imporle a un avversario più debole.

In questi casi non basta pensare a un rimedio pratico. Il discorso parte da più lontano, e riguarda sia una mentalità che nello sport dovrebbe essere ormai superata e, sia, la formazione stessa dei giocatori. Senza spingerci fin lì, occorre almeno indagare quali meccanismi vanno toccati e imparare nuove tecniche per intervenire sulle qualità mentali dei giocatori.

I rimedi più a portata di mano, anche se ci vuole una preparazione per applicarli, sono un modo di lavorare durante la settimana che metta i giocatori in grado di pensare, cercare da soli le soluzioni, sapere sempre come far fronte agli imprevisti e impiegare tutte le risorse di là dell’importanza della gara, dell'ambiente e dell'avversario.

Qualcuno, prima delle gare apparentemente facili, cerca di motivare la squadra, di sollecitare attenzione e di prospettare delle figuracce, oppure chiede maggior impegno o tranquillità, ma spesso la squadra crede di poter adeguare l'impegno alle forze dell'avversario. Il giocatore che affronta la partita senza il giusto impegno, però, non fatica di meno, perché manca la tensione necessaria per raggiungere il massimo rendimento e non ha la spinta a dare tutto e il piacere di sentire che riesce. Giocare bene e preparasi per farlo, infatti, danno più entusiasmo ed energia, mentre la partita sottotono e il non riuscire creano tensione e insicurezza, e intanto l'avversario più debole sente di poter tenere testa, prende coraggio e crea più difficoltà di quanto permettono le sue forze.

Non basta, però, spiegarlo. La condizione più appagante e meno faticosa è giocare sempre al meglio, e questa disposizione va insegnata nelle giovanili. Qui ogni gara dovrebbe essere giocata sempre per imparare e ottenere il miglior risultato indipendentemente dalla forza dell'avversario o dal risultato già acquisito. Invece, l'abitudine a giocare solo per vincere già con i bambini fa sì che, una volta raggiunto il risultato, spesso si giochi un'altra partita, nella quale non ci si regola sulle proprie forze, ma solo su quelle dell'avversario per poterle neutralizzare.

Però succede, e allora bisogna abituare a porsi in ogni momento della gara obiettivi che vadano oltre il risultato raggiunto: segnare più gol, migliorare di un secondo, provare colpi nuovi o qualsiasi cosa che allena a impiegare tutte le risorse a disposizione.

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