Le domande degli allenatori

Vedo che nelle società i bambini sono affidati agli istruttori meno esperti, ma non è un rischio per lo sviluppo della personalità e del carattere?

È vero che nei primi anni di sport non serve chi sa tutto di tecnica e di tattica, ma è altrettanto vero che servono gli educatori più preparati.

Altrimenti andiamo incontro a dei rischi, come quelli di imporre e, alla fine, trasmettere certi aspetti del nostro carattere o, per reazione, il loro contrario. 

Per esempio:

  • se siamo troppo autoritari, formiamo un soggetto che aspetterà solo l’età in cui potrà esserlo anche lui o che, al contrario, avrà sempre paura di essere giudicato o punito;
  • se per renderlo resistente siamo distanti e non lasciamo che senta di contare per ciò che fa, avremo un insicuro che rifiuterà di mettersi alla prova;
  • se lo proteggiamo, avremo un debole che penserà di non potercela fare da solo e aspetterà sempre qualcuno che continui a proteggerlo;
  • se lo giustifichiamo in tutto e non poniamo margini, ne avremo uno privo di modelli propri che lo rassicurino e delle regole necessarie per vivere rapporti paritari, e quindi costruttivi;
  • se lo sopravvalutiamo o, al contrario, lo sottovalutiamo, ne avremo uno incapace di stare nei limiti e uno privo di sicurezza per agire con coraggio.

Anche certi luoghi comuni possono procurare danni.

Per esempio, quando ci aspettiamo che un bambino diventi un campione prima di aver valutato che ne abbia i mezzi e, ancora di più, prima che sia in grado di tollerare le nostre aspettative. Oppure, quando pretendiamo che impari come un adulto per guadagnare tempo sullo sviluppo, lo mettiamo di fronte a compiti di cui non è o non si sente all'altezza.

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