Le domande degli allenatori

Se un ragazzo ha gravi problemi famigliari è il caso di distrarlo o di parlarne con lui? 

Stiamo sempre attenti a non intrometterci in questioni che non possiamo risolvere.

Possiamo portare a galla conflitti e turbamenti ancora più difficili da tollerare, usare il buon senso comune, che a volte procura più danni del problema stesso o creare situazioni che lo possono aggravare, illudere il ragazzo e poi lasciarlo solo ad affrontarlo.

Aspettiamo, però, che sia l’interessato a chiederci un aiuto. Altrimenti rischiamo di dare troppo peso a difficoltà che magari lui non vede così gravi o, con un meccanismo che sfugge a chi non ha confidenza con questi problemi, di intervenire secondo il comune "buon senso", con il risultato di banalizzarli o, al contrario, di caricarli di troppo peso.
Se l’interessato ce lo chiede, lo fa prima per potersi confidare e sfogare con qualcuno, e solo in un secondo tempo per ricevere un aiuto. Quindi, prima ascoltiamo senza drammatizzare, in modo  che si rassicuri se il problema non è grave. Solo dopo, se c'è qualcosa che si può fare e siamo sicuri di prospettargli una soluzione adeguata che può applicare egli stesso, offriamogliela, ma solo come parere, in modo che possa vederci più chiaro e sia lui a scegliere.  
E se "distrarlo" significa farlo giocare con piacere e trattarlo come tutti gli altri, va bene, ma se si tratta di fare qualcosa in più si sbaglia. Da una parte lo metterebbe in una condizione che evidenzia ancora di più i suoi problemi, e dall'altra lo convincerebbe che proprio da questi si possono ottenere privilegi, e ciò è diseducativo.

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