Le domande degli allenatori

Cos'è la creatività in una squadra? Può essere negativa?

La creatività è la capacità di vedere nuovi apporti, di produrre nuove idee e intuizioni e di allontanarsi dagli schemi di pensiero comuni o, anche, la condizione per conferire all'azione un più elevato grado di funzionalità

La creatività deve essere considerata un tratto del carattere che va allenato e favorito, e non una possibilità da rendere concreta quando ve ne sia l'opportunità e l'occorrenza. Quando il singolo e la squadra non sono esercitati a creare in qualsiasi momento dell'attività, non possono esprimere in gara qualcosa di diverso dagli schemi già provati e conosciuti. Quindi, chi non la può esercitare anche fuori del campo non può essere creativo in partita.
Sappiamo a cosa serve la creatività in campo, ma è necessario impegnarsi ad usarla anche fuori. Per farlo, occorre cambiare la mentalità, quell'insieme di convinzioni e di vecchie abitudini, come il cosiddetto carattere, le partite sottogamba, le strigliate, le estenuanti concentrazioni, la rabbia, le raccomandazioni ripetute o i giudizi negativi su ogni errore, che rappresentano il bagaglio più ingombrante nello sport. Cerchiamo quindi di eliminare tutto questo e di lasciare spazio affinché il giocatore possa provare ciò che gli detta la fantasia e trovare da solo le condizioni che gli sono più utili per rendere.
La creatività non è subito produttiva. È una qualità che sta sopra la ragione, e a volte si esprime anche contro gli stessi interessi personali. Essa va quindi indirizzata, perché se non si offrono le condizioni per esprimersi in senso positivo, può diventare iniziativa troppo individualistica ed essere in contrasto con le esigenze di un lavoro di gruppo.
Anche una creatività eccessiva e troppo personale ha i suoi rischi. E qui entra in gioco la comunicazione. Se i messaggi non sono comprensibili, perché non si è abituati a pensare e creare insieme, la creatività non è in grado di offrire grandi contributi. Anzi, spesso è più utile una buona comunicazione piuttosto che un superiore grado di creatività di qualcuno che non s'integra nel gruppo. La comunicazione va ricercata sia perché il pensiero creativo di gruppo prende avvio solo dopo che sono stati rimossi i conflitti e si è creata una mentalità costruttiva e, sia, perché la consapevolezza di pensare e agire ad un livello comune è la condizione che rassicura e incoraggia nell'azione. In un gruppo, infatti, la creatività non può esprimersi senza un preciso rapporto. Non mi riferisco, però, tanto di legami affettivi, poiché il collettivo si basa di più sulla stima e sul riconoscimento del ruolo indispensabile di ognuno.
Infine, la creatività deve essere lasciata libera di esprimersi anche quando è ancora disordinata; in questo caso la nostra abilità consiste nel limitarla quando è il caso e nel valorizzarla quando sentiamo che dietro l'attuale improduttività vi è dell'ingegno.

Come posso insegnare la creatività ad un allievo?

La creatività non s'insegna perché appartiene all'individuo, però si possono creare le condizioni per lasciarla esercitare ed esprimere. E queste si basano sulla libertà di fare, scoprire, inventare e di applicare nuove soluzioni senza la paura del giudizio e l'assillo di dover fornire prestazioni sempre perfette.
Se non vi è la possibilità di inventare qualcosa di nuovo e d'imprevisto, non si può parlare di creatività, anche se qualcuno ne parla a sproposito come, per esempio, chi sostiene la curiosa teoria secondo la quale per svilupparla è sufficiente porre quesiti e far scegliere tra alcune soluzioni quella giusta. Questa non è creatività, ma solo capacità critica, perché non si crea nulla di nuovo.
Non basta, quindi, ordinare d'essere creativi. Bisogna anche creare le condizioni affinché l'allievo possa rischiare di sbagliare senza paura di essere giudicato, e affinché ciò che è creato possa essere subito messo in atto. La creatività, infatti, ha bisogno di sicurezza, altrimenti si agisce per non sbagliare e si mettono in atto solo iniziative che non presentano rischi e imprevisti e i gesti già collaudati, che non potranno essere nuovi e creativi. E ha bisogno anche di vedere i risultati, perché senza di essi rischia di essere solo fantasia o di trasformarsi in stravaganza.

La creatività e la fantasia di un individuo possono essere migliorate?

La creatività e la fantasia sono qualità che possono essere allenate come tutte le altre. Però sono qualità della mente e vanno allenate come tali. Per il corpo basta far eseguire e ripetere uno sforzo o un esercizio e avremo la risposta, mentre per ciò che riguarda la mente dobbiamo creare le condizioni di libertà perché le sue qualità si possano esprimere.
Creatività e fantasia hanno il compito di superare il presente e di vedere nuovi sviluppi, per cui le potremo allenare solo in un clima in cui sia possibile andare oltre ciò che è insegnato e vi sia la libertà di sperimentare e trovare nuove soluzioni.
Non dobbiamo pensare, però, che la creatività e la fantasia non debbano avere limiti o che non conti il contributo dell'allenatore. Perché siano costruttive e non solo stravaganza, infatti, esse devono avere una direzione, degli obiettivi e delle regole. È qui che interviene il nostro contributo, che non consiste nel fornire soluzioni, ma nel creare condizioni d'interesse, di libertà e di stimolo affinché l'allievo le trovi da solo e ne trovi altre alle quali noi non possiamo arrivare.

Se puntiamo troppo sulla creatività e su un'iniziativa troppo libera, non vi è il rischio che gli allievi non si adattino ai nostri insegnamenti e alle esigenze dello sport? al contrario, l'adattamento non frena la creatività?

Creatività non vuole dire anarchia. Anzi, una creatività che abbia chiari obiettivi è la massima aderenza alle esigenze personali e collettive. Dobbiamo quindi allenare l'allievo a dirigerla verso obiettivi chiari e a adattarla ai contributi e alle esigenze degli altri. E la capacità di adattarsi, in questa prospettiva, è elemento essenziale dell'apprendimento e dello sviluppo e condizione per esprimersi nel collettivo.
Conciliare adattamento e creatività sembra difficile, poiché s'intende spesso il primo come risposta passiva obbligata e la seconda come libertà priva di margini e, quindi, da controllare o da reprimere. Ma in un clima d'intesa e di cooperazione, dove vi siano regole e obiettivi chiari e condivisi, la creatività s'incanala da sola ed è sempre costruttiva, perché soddisfa tutte le motivazioni dell'allievo.
Ma è meglio chiarire. Per l'allievo, adattarsi non significa conformarsi alle nostre richieste in modo passivo e privo di critica o d'iniziativa. Se noi adattiamo l'insegnamento e le attese alle sue qualità e potenzialità e alle esigenze del suo sviluppo, ecco che non gli imponiamo nulla, ma gli creiamo condizioni di libertà e gli offriamo il percorso per poterle esprimere. In questo caso la creatività diventa ricerca e scoperta d'idee e soluzioni non attese e più funzionali e, dunque, adattamento ad obiettivi più lontani, che sono la responsabilizzazione e l'autonomia.
Un adattamento più o meno privo di critica verso chi guida e insegna vi è comunque sempre, ma non rappresenta un freno. Come figure guida noi trasmettiamo sempre contenuti impliciti, soprattutto i nostri caratteri di figure adulte, che si propongono come tracce, senza che l'allievo ne abbia una precisa consapevolezza e, di conseguenza, senza che essi agiscano nei suoi confronti come vincoli o imposizioni.

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