Le domande degli allenatori

Sono un istruttore di calcio dilettantistico e svolgo attività in una società nel territorio Milanese dando lezione ai bimbi di 6/7 anni. Domenica scorsa abbiamo partecipato a un torneo con altre sette squadre di pari età, giocando in contemporanea su quattro campi. Durante il confronto avevo notato che alcuni bimbi non rispettavano la distanza dal portiere avversario, quando questi doveva rimettere in gioco la palla al suo compagno, andando subito a pressare

, e inoltre non rispettavano la distanza nella rimessa in gioco sul fallo laterale. Preso nota di questo non rispetto delle regole, ho richiamato l'attenzione dell’Istruttore, il quale mi aveva detto che avrebbe ripreso i propri bimbi ma quei bimbi hanno continuato a mettere in pratica il solito comportamento........evidentemente per un’abitudine consolidata. Purtroppo questo tipo di atteggiamento era messo in pratica da bimbi di altre squadre. Il consiglio che ho dato al mio portiere è stato: " Prima di dare la palla al tuo compagno allontana gli avversari."
Al termine del torneo, il nonno di un mio allievo (con il quale ho un ottimo rapporto) mi ha chiesto se poteva farmi un appunto (ed io ho consentito) dicendomi: "Perché i nostri bimbi tornano indietro sino a metà campo quando la palla è nelle mani del portiere avversario? Perché nel fallo laterale noi facciamo lo scambio corto e gli altri no”? La mia risposta è stata: "I nostri bimbi stanno imparando a rispettare le Regole del GIUOCO dei Piccoli Amici, gli altri Istruttori evidentemente insegnano a fare altro”. Poi al nonno ho fatto presente le altre Regole di comportamento nella categoria dei Piccoli Amici. Siamo ancora LONTANI da una GIUSTA CULTURA SPORTIVA!

Risponde: Vincenzo Prunelli

Caro Antonio Valentino

Prima Ti faccio un appunto. Tra noi, chiamalo “Primi Calci”, come abbiamo pensato Sergio Vatta, Giuseppe Trucchi ed io al Torino Calcio quando lo avevamo ideato. Poi, l’hanno chiamato Piccoli Amici per far credere di averlo inventato loro. Il nome non sarebbe nulla ma, come hai visto sul campo e leggi su nuovosportgiovani, sicuramente non tutti hanno capito di che cosa si tratti. Lo spiegherò meglio in un libro che sto terminando di scrivere.

Ne parli perché condividi ma, su un campo in cui tutti ti conoscono, l’unico che ha detto qualcosa, si è lagnato perché fai rispettare le regole, ti ha consigliato di adeguarti ai tempi. In effetti, vederla come noi sembra parlare di ieri, ma non preoccupiamoci, perché parliamo già di dopodomani.

Qualcuno è convinto che la cultura si riferisca alle ultime opinioni e conquiste, spesso soltanto apparenti, ma sono i modi che fanno parte del vivere civile da sempre, che non possono essere cancellate, ma soltanto migliorate se si conoscono. E i modi del vivere civile non possono che essere le attenzioni perché ognuno viva e sia responsabile con tutti e ne abbia i vantaggi. I tempi cambiano e non si può stare indietro, ma eludere le regole per essere più liberi è il vecchio “essere più furbi” per avere piccoli vantaggi provvisori anche contro tutti, ma a spese di un futuro adulto povero di autostima e autonomia.

Parliamo di regole. Sono le direttive che rendono possibile la comunicazione e la comprensione dei messaggi e di ciò che è comune e si condivide e, quindi, l’intesa con gli altri e il rapporto. Più sul pratico, sono i punti fermi e i margini dentro i quali esercitare liberamente la creatività e l’iniziativa, e i riferimenti che rendono produttivi i comportamenti personali e collettivi. L’ambiente le pretende per partecipare, essere produttivi, integrarsi e sentirsi adeguati e non esclusi o estranei. È chiaro che non possono essere imposte come tali, ma sono apprese per imitazione da adulti credibili.

Chi le elude esprime disagio e inadeguatezza, si isola o è accettato solamente da altri che, come lui, non hanno modi per segnalare la propria presenza. Poiché sono i legami che rendono possibili i rapporti, sta sempre in guardia e non è libero, perché vede tutti simili a lui e li teme, non ha intesa, e va solo contro ciò che è atteso da loro. Nello sport, l’adulto che le elude o ne autorizza l’inosservanza porta i condizionamenti negativi acquisiti nella famiglia e nell’ambiente, e non educa.

Chi le osserva e le trasmette le vive come normalità. Esercita ed esprime creatività e iniziativa ed è capito e corrisposto, perché usufruisce di modelli di comunicazione comuni, sa cooperare e cogliere e offrire contributi. È sicuro per offrire e acquisire dagli altri, e può appagare senza rischi il desiderio di liberta e di adeguatezza.

E, infine, un avvertimento. Caro genitore, vuoi che tuo figlio sia un furbacchione scorretto che manipola tutti? Credi che lo farà esclusivamente con gli altri, ma sei sicuro che non lo farà anche con te e ti vorrà superare anche in questo?

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