Le domande degli allenatori

Negli sport o in attività di precisione, tipo ginnastica artistica, sci, danza o anche calcio, non è meglio imparare subito il gesto preciso?

Il discorso sembra logico, ma è incompleto. Un bambino è una materia duttile, e non un alberello che, se subito cresce storto, non si raddrizzerà più. Bisogna considerare i fattori che influiscono sullo sviluppo del bambino e come immaginiamo lo sportivo adulto.

Il gesto preciso è quello del campione che, negli sport più praticati, è uno su decine di migliaia. Nessuno lo può assimilare fedelmente, perché il campione è nato con qualità che gli altri non possiedono, e ai livelli superiori ci è arrivato sviluppando il proprio talento. Un bambino può essere un possibile campione, ma ha un talento diverso da quello di tutti gli altri. Queste considerazioni portano a pensare che l’insegnamento possa arrivare fino ad un certo punto, e poi subentrino il talento e l’ingegno, che sono diversi per ognuno. In pratica, un giovane deve cercare di imparare dal gesto del campione, ma solo da quando ha sviluppato il proprio, che può essere affinato, ma mai sostituito, perché ognuno ha qualcosa di particolare che per lui sia più efficace.

Per il proprio gesto tecnico possibile, occorrono armonia, richieste adeguate all’età e qualità che sa spiegare un laureato in scienze motorie. Non si può chiedere a un bambino che ha iniziato da poco a stare in piedi ciò che può fare chi eccelle tra decine di migliaia. in altre parole, l’istruttore può operare sulle abilità, ma non sul talento, che è una qualità della mente, è unico ed è scoperto e sviluppato dalla creatività e dall’ingegno.

Un bambino cresce sotto la stimolo delle proprie motivazioni, che sono sempre più il motore dello sviluppo. Deve, in pratica, essere apprezzato per ciò che sa fare, e non valutato per quello che gli è impossibile. Sentirsi adeguato ogni volta che prova qualcosa di nuovo o solo non ancora esplorato. Riuscire meglio la volta successiva, rendersi conto di essere sempre più adeguato alle richieste e sentire che si sta avvicinando alle capacità dell'adulto. Tutto questo non è possibile se è sottoposto a richieste che non può soddisfare e valutato per ciò che non sa fare. Fino alla comparsa del pensiero astratto, vive il presente, non sa lavorare per il futuro. Se non si diverte, si stufa e smette o, se non può, va avanti senza entusiasmo o anche solo senza piacere. in pratica, non fa sport.

Per arrivare al talento, si deve insegnare ai bambini a imparare, che è un concetto non complicato. L'apprendimento può avvenire solo per gradi utilizzando ciò che si è appreso per arrivare alla conoscenza successiva. Oppure, si potrebbe dire che l’apprendimento diventa un processo attivo se chi impara percorre tutti i passaggi verso la conoscenza. Che è preferibile un bambino che arriva a una conoscenza da solo rispetto a uno che ne possiede cento costruite da altri.

O, banalmente, si può costruire una casa iniziando dal tetto?

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