Le domande degli allenatori

Un allenatore di calcio si è accorto, attraverso alcuni test di preparazione fisica, che alcuni giocatori hanno avuto un considerevole calo atletico. Si chiede se sia meglio comunicarlo oppure prendere provvedimenti a loro insaputa per non condizionarli.

Alla prima domanda è abbastanza facile rispondere. Anche se spesso lo negano per non rischiare il posto, i giocatori di solito sanno se sono in forma o no, e lo sa anche l’allenatore. Allora è meglio parlarne, anche perché è l'unico mezzo per farsi dare tutte le informazioni utili per scoprirne le cause e poterli aiutare.

Per questo, occorre abituarsi a parlare, chiedere, ascoltare e non dare soluzioni, ma abituarsi a trovarle insieme, perché di se stesso il giocatore ne sa certamente più dell’allenatore. Ai giocatori, infatti, non si deve soltanto chiedere di giocare. L’allenatore deve ascoltarli per capire dove si sentono carenti o dove hanno commesso qualche errore, che è sempre meglio confessare per essere aiutati a rimediare. Farsi spiegare quali sono le difficoltà, cosa va o no nel fisico e nella mente, che cosa hanno fatto o non fatto per risolvere il problema. e, soprattutto, farsi aiutare a trovare le soluzioni, perché quelle che nascono da un confronto aperto e sincero e, quindi, provengono anche da loro stessi, sono le più efficaci e non portano a opporsi.

È giusto, comunque, porsi il dubbio se, comunicando il risultato dei test, si possa condizionare qualcuno e farlo sentire più in difficoltà di quanto non sia. Ovviamente, se si parla di questioni che possono abbattere, occorrono molte cautele e conoscenze per non peggiorare la situazione, ma casi come questi sono rarissimi. Si tratta perlopiù di questioni facilmente risolvibili, magari solamente psicologiche e, parlandone insieme è più facile trovare una soluzione o, sarebbe meglio dire e fare, aiutare il giocatore a trovarla da solo.

Lo stesso allenatore, poi, chiede se ci sono test psicologici per sapere se un giovane è adatto a uno sport o aiutarlo a risolvere un problema. Affidarsi a un test senza conoscerlo a fondo è un’impresa neppure da iniziare. In mani esperte, invece, può dare molte indicazioni, ma non soluzioni, perché queste dipenderanno da come lo saprà utilizzare l’allenatore.

Un test psicologico non può immaginare tutto il percorso di un atleta, perché non si può prevedere lo sviluppo fisico e nemmeno quello psicologico, perché questo dipenderà da influenze, positive ma anche negative, della famiglia, dell’ambiente e dello sport stesso. Si possono, però, fare previsioni abbastanza centrate.

I test danno risposte attendibili sull’intelligenza, cioè sul livello, su creatività, originalità, senso critico e molte capacità che sarebbe lungo elencare. Consentono di scoprire qualità, potenzialità e limiti che altrimenti non si riuscirebbero neppure a intuire. O, quantomeno, di conoscere più a fondo la personalità che, trattata da un buon allenatore, è uno strumento straordinario per capire come reagirà un giovane durante tutta la formazione.

Per quanto riguarda, invece, l’aiuto che si può dare per la scoperta e la soluzione di un problema, occorrono molte cautele. Finché si tratta di qualcosa che non travalica il buon senso comune, bisogna considerare che l’allenatore è una persona adulta che sa di avere a che fare con i giovani. Quando, però, si va oltre, è obbligo fermarsi, perché una curiosità intrusiva o un cattivo consiglio possono essere più gravosi del problema stesso o, anche, sconfinare nel drammatico.

Per quanto riguarda i giovani colleghi che si avvicinano allo sport, mi permetto alcune considerazioni. I test sono moltissimi e tanti centrati, però vi è il pericolo di avere troppe informazioni frammentarie, difficili da sintetizzare e da applicare. È meglio sceglierne alcuni e imparare a utilizzarli, perché il test è una traccia che offre indicazioni per scegliere gli interventi capaci di far arrivare alle soluzioni. da solo, quindi, non basta, e occorre un allenatore preparato ad applicarne tutte le indicazioni. Per esempio, a vedere nell'allievo le qualità, i limiti e le potenzialità che il test ha scoperto, a utilizzare le informazioni per proporre, stimolare e correggere, a capire cosa manca e a scoprire nuove possibilità, a individuare eventuali errori nella conduzione e a modificare gli interventi per adattarli meglio alle qualità e alle difficoltà degli allievi.

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