Le domande degli allenatori

Tante volte un giovane sembra avere più personalità e carattere degli altri, ma in realtà esprime il disagio di non sentirsi apprezzato quanto merita.

In squadra ho un ragazzo che crede di essere il migliore e cerca liti con tutti. Come lo tratto?

Un ragazzo che sa di essere il migliore non offende e non attacca i compagni e, se ne ha i mezzi, invece di allontanarli, si fa seguire. Non ha paura a mettersi al loro servizio, e collabora perché non deve far vedere che solo lui è importante. Magari cerca di essere il migliore, ma usando al meglio i mezzi di cui dispone, e non cercando di sminuire gli altri.

In questi casi, è più probabile che si tratti di un soggetto abituato a sentirsi sopra di tutti. Si attribuisce una considerazione che non ha ancora meritato perché, se davvero l’avesse ottenuta dagli altri, non avrebbe bisogno di imporla. Si vuole misurare con questi sistemi non costruttivi perché crede sia l'unico modo per emergere, non gli è stato spiegato che, in un gioco di squadra, senza la collaborazione con i compagni, non ci può essere collettivo e, di conseguenza, somma di contributi. In ogni caso, ha bisogno di apprezzamento e si ribella perché non riesce a ottenerlo. in questo modo trova l’adesione di qualche gregario che si aspetta di essere guidato, ma non di quelli che sanno portare contributi validi. Oppure, semplicemente, si comporta come fa fuori dello sport.

In questi casi, non pensiamo a un ragazzo che va assecondato perché ha un carattere forte. In realtà, ha paura di non contare perché non ha strumenti per prevalere con lo sport, e allora lo fa con troppa disinvoltura e arroganza. O magari ha un po’ più di talento rispetto ai compagni, ma non ne ha abbastanza per conquistarsi il loro ossequio.

Qualcuno che legge troppe fantasticherie, o magari anche contenuti veri senza riuscire a comprenderli, azzarda a giustificarlo perché “deve imporre la propria supremazia” o, addirittura, che è “un soggetto Alfa” e si comporta secondo la propria natura. Lasciamo queste considerazioni alle letture sugli animali in branco, e parliamo delle persone che vogliamo formare. C’è chi è più sicuro, disinvolto o ingegnoso e portato a essere un punto di riferimento, un leader, che non è contro gli altri, ma contro le difficoltà di tutti.

Con questi ragazzi, salvo che si trovi di fronte a disturbi incontrollabili del carattere, può darsi che anche l’istruttore abbia qualche colpa. Per esempio, non aver saputo creare un clima più responsabile, non avere stimolato lo scambio e la collaborazione, oppure, non averlo valutato per come avrebbe dovuto, anche se molto spesso solo come avrebbe voluto lui che, però, non è una colpa. A questo giocatore deve affidare responsabilità e possibilità di essere apprezzato in gara, ma soprattutto fuori, dove si forma il collettivo, in modo che non abbia bisogno di essere aggressivo verso gli altri per sentire che conta.

E se, dopo aver fatto il possibile per recuperarlo, il ragazzo continua a non volerne sapere e a non fare nulla per cambiare, è meglio che lo lasci fuori finché avrà capito che cosa pretende da lui. E non si faccia prendere dalla paura che si offenda e tiri i remi in barca o se ne vada, oppure che i genitori protestino. Anche lui ci tiene a giocare, perché in squadra è importante, ma deve essere pronto anche a farne a meno, perché un giocatore fuori del collettivo, che condiziona tutti gli altri, non è mai indispensabile.

Attenzione, però, a non sbagliarsi. Voler far valere le proprie opinioni, cercare posizioni e ruoli appaganti o pretendere di valorizzarsi rispetto agli altri, è fisiologico e necessario per conoscere le proprie giuste misure. a volte infastidisce, ma l’istruttore deve capire se è un soggetto creativo e impaziente che ha bisogno di dare sfogo alla propria esuberanza e comportarsi di conseguenza. Gli deve solo offrire sbocchi perché si possa esprimere in modo costruttivo, l'opportunità di valorizzare le proprie capacità e di sentirsi importante per i contributi che sa portare, e responsabilità dalle quali possa capire di essere considerato e apprezzato per le sue iniziative.

Pretenda, però, che stia sempre nelle giuste misure, perché l'autorità è sua. Chi non vuole capire o sceglie di trasgredire nonostante la disponibilità che gli è offerta, non deve trarre vantaggi dai suoi comportamenti e, anzi, deve andare incontro alle conseguenze che questi comportano, compreso l’allontanamento dal gruppo.

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