Le domande degli allenatori

Nello sport, il rapporto è ancora uno strumento marginale, se non ignorato. Spesso il giovane è ancora un foglio solo da riempire, mentre dalle domande, dalle risposte e dal comportamento si possono capire che cosa ha imparato e come lo usa, il livello di ciò che si può insegnare, le qualità, specie della mente, di cui dispone e l’uso che ne può fare,
Spiego sempre tutto, ma tante volte mi sembra di non essere capito. Sbaglio oppure oggi i giovani sono disinteressati?

La qualità e la quantità di ciò che i giovani colgono e trattengono dell’insegnamento dipen­dono da come è trasmesso, dalla loro intelligenza e dallo svi­luppo che hanno raggiunto. La conferma se abbiano capito, oltre che dall’applicazione pratica, dipende dalla partecipazione, dalle domande, dalle risposte e dal comportamento.

Per quanto riguarda le domande, un allievo che chiede per cercare una soluzione, risolvere un dubbio o anche solo soddisfare una curiosità, non va liquidato come un noioso contrattempo. Una domanda è prima di tutto un attestato di stima e di fiducia nei confronti dell’allenatore e un momento d'intesa e di rapporto. E, poi, è acquisizione di sicurezza e autostima, perché l’interessamento di un adulto soddisfa una delle principali motivazioni di un giovane e conferma la validità delle sue opinioni. Per l’allenatore, invece, le domande sono anche l'occasione per conoscerne più a fondo la personalità e i problemi, e per sapere a quale livello portare l’insegnamento.

Se si riesce a coinvolgere tutti e le domande sono appropriate, si può alzare il livello dell’insegnamento. Si riesce a capire quando gli allievi mostrano di saper sintetizzare le esperienze già acquisite e assimilate, prendono spunto da precedenti insegnamenti e ne seguono la naturale evoluzione, oppure cercano di arrivare a un'applicazione logica di ciò che hanno imparato, di completare una loro opinione o di trovare altre possibilità coerenti con qualcosa che hanno assimilato, ma non sanno ancora adattare ai loro schemi.

A volte, qualcuno ne fa troppe e va moderato, soprattutto se pone domande banali ma in genere, in un gruppo fondato sulla partecipazione, gli allievi cercano con­ferme e strumenti nell’esperienza dell’allenatore, hanno fiducia in lui e lo considerano un modello valido. Hanno curio­sità, desiderio e volontà di capire e lo vogliono rendere parte­cipe, ma se insistono troppo, possono anche volergli far capire che non li sa o non li vuole ascoltare.

Per quanto riguarda le risposte, gli allievi indicano la misura di ciò che hanno acquisito e l'uso che ne vogliono fare. Da esse l’allenatore capisce se prendono spunto da ciò che ha trasmesso o non si limitano a ripeterlo, e se lo arricchiscono e arrivano a soluzioni impreviste e più evolute di quelle alle quali li vorrebbe portare. E se, poi, prende spunto dalle loro risposte, chiede, approfondisce o aggiunge le sue opinioni e cer­ca con loro altre spiegazioni o soluzioni, mette in moto un esercizio di creatività per lui e gli allievi. li abitua a portare le loro soluzioni, a scambiare contributi e a cooperare, a dare e ri­cevere per un vantaggio reciproco, a liberare creatività e inizia­tiva per andare più in là di ciò che può trasmettere.

Per quanto riguarda il comportamento, qualsiasi cosa facciano segnala se l’atteggiamento formativo dell’allenatore è adeguato e, dunque il loro modo di com­portarsi e di agire dice che cosa hanno appreso e come e che cosa va ancora trasmesso. In sostanza, gli allievi seguono quando mostrano di aver assimilato gli insegnamenti, di averli adattati ai propri schemi di azione e d’interpretazione e di saperli applicare, e dunque fanno un uso diverso e più funzionale delle conoscenze di cui dispongono. Inoltre, con il comportamento fanno capire come valutano le proprie capacità e se le sperimentano con sufficiente consapevolezza, se le lasciano inattive o, al contrario, vanno troppo oltre e perdono le giuste misure. Infine, dicono se cer­cano di correggersi e di progredire, se scoprono altre qualità e se adattano le informazioni ai propri schemi e cercano di migliorarli.                                                                    

Infine, quando chiedono nuove informazioni e mo­strano di essere in grado di assimilarle, mostrano di avere il coraggio per ten­tare soluzioni personali, di poter affrontare nuove scoperte, di saper assumere valide iniziative e di essere pronti per collaborare anche in campi di­versi da quelli che conoscono e nei quali si sono già sperimentati.

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