Le domande degli allenatori

Le partite della vita si preparano aggiungendo intensità ai soliti stimoli? Sono quelle in cui si dice: “Hanno giocato al 110%”. Servono stimoli speciali?

Come giocare le partite della vita?

Per le squadre più forti, sono quelle degli avversari abbordabili, che magari sembrano avere gareggiato oltre le loro possibilità perché si sono trasformate per inebriarsi di gloria. Per le più deboli, invece, sono quelle in cui si parte battuti, o sono state solamente drammatizzate per togliere paura e stimolare maggiore impegno. Che cosa è successo a chi ha vinto la partita della vita?

Si dice che ha dato il 110%, ma è possibile? La logica dice che nessuno può dare ciò che non ha. E non si arriva neppure al 100%, perché vorrebbe dire che non si può più migliorare. È però anche vero che, contro squadre che giocano meglio, perdere non è un dramma, e allora una squadra gioca finalmente senza paura e tante accortezze e si avvicina al rendimento possibile. Oppure, che si può patire una squadra che si ritiene troppo forte, ma può anche accadere il contrario, che ci si renda conto che il diavolo non è poi così brutto, e allora subentrano lucidità, consapevolezza dei propri mezzi e sicurezza, che sono fattori fondamentali per il rendimento. Oppure, non è possibile che una squadra, per motivi da scoprire per poi utilizzare, si sia avvicinata finalmente al livello che le è possibile?

In ogni caso, logica direbbe che squadre che lottano contro la classifica, se proprio così fosse, farebbero le gare della vita contro di quelle più abbordabili, con le quali è più facile fare punti.

Dopo questo discorso contorto, occorre fare alcune considerazioni. Se si considerano gare della vita per stimolare il massimo dell’impegno quelle contro le squadre più forti, il discorso vale per quelle che possono giocare per la gloria senza dover badare alla classifica. Per quelle che, invece, navigano anche solo in posizioni non rassicuranti, le gare per la vita non dovrebbero essere quelle impossibili, che difficilmente danno punti, ma quelle “tra pari”, che spesso si giocano sotto le proprie possibilità.

O, forse, occorre farne un’altra. Spesso le valutazioni si fanno dopo la partita secondo il risultato. E allora, non vuole dire che, per ottenere un rendimento efficace e costante si fa il pieno di stimolazioni, cerimonie scaramantiche tipo il solito discorso o la ripetizione di qualcosa che altre volte aveva portato bene? In realtà, giocare sempre a un buon livello non è facile, ma non impossibile. Già dall’inizio della formazione occorrerebbe trovare regole e metodi per rendere costante il rendimento o per mettere in atto subito le contromisure a una prestazione nata o diventata storta. Troppo facile? Potrebbe non riuscire del tutto, ma sarebbe sempre meglio che girare a vuoto nel panico e solo in attesa di un colpo di fortuna durante la partita o attribuire tutta la colpa ai giocatori dopo.

A volte, la soluzione sembra venire da sola, ma certamente, in questi casi, si deve parlare anche del felice, e purtroppo di solito casuale, amalgama di fattori fisici, emotivi e mentali.

Che cosa fare delle gare della vita giocate bene? Di solito ci si sbrodola in elogi e festeggiamenti ma, quando si supera il rendimento solito, occorre capirne i motivi per proporre le stesse condizioni in ogni gara. Il come fare è facile a dirsi, ma difficile a farsi. Come fare? In condizioni di “isolamento mentale” ottenuto con pratiche appropriate, si ripercorrono e si rivivono le azioni e i momenti più efficaci della gara, in modo da coglierne tutti i particolari e fissarli nella memoria, così che diventino automatismi e condizioni psicofisiche solo da richiamare.

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