Le domande degli allenatori

Sento parlare di allenatori che usano metodi infallibili, ma esiste l’allenatore sportivo perfetto che con i giovani non sbaglia mai?

Ogni allenatore ha uno stile di conduzione personale che, specie nei primi anni di sport, ha effetti educativi o diseducativi sugli allievi e sulla loro formazione. Nessuno di noi non sbaglia mai.

Il bambino sente maggiormente i legami affettivi ed è più sensibile ai modelli che incontra. Acquisisce, ma non possiede senso critico per valutare la validità e la liceità degli stimoli che riceve. Occorre, quindi, stare attenti a non proporgli modelli negativi, perché li assorbe come li percepisce, e assume i loro modi di essere e di fare che si esprimono anche nei comportamenti più abituali. Così, l'allenatore corretto, leale, attivo, puntuale e pronto ad assumersi le proprie responsabilità, non ha bisogno di dirgli nulla, perché il bambino riterrà che questi siano i modi dell'adulto. Purtroppo è anche vero il contrario, e in uno sport attento al risultato ottenuto anche in modi scorretti o non leciti, è più facile che trasmetta i propri limiti sotterfugi e li faccia diventare tratti definitivi del carattere degli allievi.

Il ragazzo, invece, è meno influenzabile dai comportamenti e dal carattere di chi lo guida, siano essi positivi o negativi, perché vive un rapporto meno emotivo e dipendente, e inizia a familiarizzare con la critica. Manca, però, ancora di esperienze convalidate cui fare riferimento, e quindi è ancora sensibile ai modelli che propone l'ambiente. Per questo la figura dell'adulto continua a restare importante, anche se il ragazzo può essere abbastanza critico da rilevarne anche i limiti.

L'adolescente basa di più i suoi rapporti sulla considerazione e l’accettazione reciproche, per cui segue e impara, oppure si oppone, a seconda che l’allenatore se le sia sapute conquistare o no. Anche l'adolescente, comunque, resta sensibile al modo di essere e di proporsi dell’allenatore, poiché lo considera pur sempre una figura guida. È, però, anche più pronto a mettersi contro se è incoerente o non dà spazio alla sua vivacità creativa.

Ci può essere un eccesso di imitazione? Ci può essere, anche se dirlo sembra eccessivo. Un allenatore preso totalmente a modello e imitato in ogni atteggiamento e pensiero è apprezzabile, ma non è automaticamente un buon educatore. Gli allievi lo imitano perché non sbaglia mai ed ha sempre la soluzione pronta, si sentono rassicurati perché è sufficiente applicare senza doversi chiedere nulla e non si pongono dubbi, perché basta attendere la soluzione.
Non poniamoci il dubbio se sia soprattutto un buon comunicatore o non sia, invece, un manipolatore o un plagiatore. Congratuliamoci con una simile guida che sembra perfetta, ma è sempre un bene? Indicare una via non è sbagliato, ma solo se dopo gli allievi la devono percorrere da soli. Lo sviluppo fondato su nozioni e soluzioni già elaborate crea magari dei buoni imitatori ed esecutori, ma la creatività e l’ingegno, e nello sport il talento, hanno bisogno di ben altre cose. Hanno bisogno del dubbio, della ricerca delle proprie soluzioni e di un maestro “perfetto” perché rinuncia a una propria convinzione per accettarne una da un allievo.

In altri termini, è preferibile l’allievo che si sa costruire le soluzioni valide da solo quando sono necessarie a uno che ne possiede tante, ma di altri e solo da usare. E educa l’adulto che accompagna nel cammino verso la conoscenza e la soluzione, ma soltanto il minimo indispensabile perché il giovane ce la possa fare da solo. Costruirsi la conoscenza o la soluzione da soli, infatti, significa non perderle più, usarle per altre soluzioni e, soprattutto, imparare a trovarle da soli.
In definitiva, può un maestro così perfetto trasmettere l’assunzione della responsabilità, che presuppone anche errori e correzioni, dell’autonomia, che si apprende solo imparando a fare da soli, il coraggio e la sicurezza per provare anche quando il risultato è incerto, o l’attitudine a correggere gli errori se non si è sviluppata la capacità critica per valutare le proprie azioni?

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