Le domande degli allenatori

L’arroganza non è frequente nei Settori Giovanili. Se, però, l’istruttore si presenta come un sergente di ferro, si considera un abile psicologo, crede di poter manipolare a piacimento, accorda privilegi e giudizi interessati, cede a pressioni o pretende di essere infallibile, è facile che i giovani si ribellino.

Un allievo è arrogante fino a mandarmi a "quel paese". È anche colpa mia e come lo freno?

Se un allievo arriva a questi atteggiamenti, è perché se lo può permettere. Dobbiamo quindi chiederci in cosa ha sbagliato l’allenatore per arrivare a farsi mancare di rispetto e perdere autorità e stima.

Di sicuro ha commesso degli errori che l’hanno collocato in una posizione di debolezza.
Vediamo quelli più comuni, senza dimenticare che il giovane di oggi è spesso convinto di poter godere di una libertà senza limiti e di poter far valere qualsiasi opinione senza avere raggiunto la maturità per farlo.
L’allenatore si è presentato come un sergente di ferro, che è la posizione più debole per mantenere le regole con i giovani. pian piano è sceso a compromessi. Si è mostrato sempre meno di ferro e alla fine si è arreso. in pratica, ha lanciato la sfida e preteso di vincerla, ma si è scontrato con qualcuno che non ha ceduto. Magari si è mostrato troppo tollerante o accondiscendente con il giocatore che “fa vincere le partite”, e gli ha permesso di stare fuori delle regole, fino a concedergli un potere che non sa gestire.

Qualche volta ha pensato di essere un abile psicologo. Per essere accettato come figura moderna, democratica e aperta alla parità con i giovani, ha creduto utile concedere una libertà troppo ampia, e alcuni ne hanno approfittato. Quando, poi, ha cercato di riportare tutti alle regole, molti avevano già capito la sua debolezza e si sono ribellati. In pratica, ha voluto usare il bilancino cercando di trattare tutti allo stesso modo, ma così non ha tenuto conto che la maturità arriva a tempi molto più lunghi, e che caratteri troppo diversi non possono essere trattati tutti allo stesso modo.

Ha pensato che un buon pareggio potesse essere il risultato migliore, e così ha messo quelli che erano dalla sua parte contro altri che stavano prendendo piede, e così ha rinfocolato il conflitto e ha lasciato prendere piede a tutti. C’è però anche di più. Voler trasformare dei giovani in soldatini è sempre un rischio: alcuni entrano nella parte e diventano fedeli esecutori da portare per mano, ma molti, sentendosi indispensabili, pretendono anche i gradi.

Ha accordato privilegi e giudizi interessati o ha allentato l’attenzione per avere un gruppo adulto e responsabile, ma concedere troppo per avere una specie di riconoscenza non paga. Il giovane, in un primo momento si convince di ricevere per ciò che si merita, ma in seguito, al primo richiamo o rimprovero, si rende conto di essere manipolato e di essere semplicemente “agli ordini”, e allora si rende facilmente ingovernabile.
In qualcuno ha scoperto subito l’arroganza e, non sapendo come neutralizzarla, ha finto che fosse carattere o “adrenalina”, fino a lasciargli credere di poterla esprimere anche contro di lui. In pratica, ha lasciato intendere di essere un debole, e scoprirlo in uno che dovrebbe essere una figura guida trasforma l’apprezzamento in disistima.
È partito convinto di potere essere sempre giusto e imparziale, ma poco per volta ha ceduto a pressioni di genitori, dirigenti o presidenti, ed ha commesso piccole o anche grandi ingiustizie in nome della governabilità, della classifica del quieto vivere o della carriera.

Ha preteso di essere infallibile, inflessibile, un grande padre o un personaggio troppo al di sopra al quale basta alzare la voce per avere ragione, ma poiché in questi casi alla fine non si ottiene maggiore adesione, ha mostrato che anche lui fa quello che può. Ha cercato di essere solo autoritario, e alla fine si è trovato senza quell’autorevolezza che da sola consente di essere seguito.

In definitiva, tutte queste condizioni ci dicono che i giovani si ribellano tutte le volte che abbiamo perso autorità e stima. La soluzione è riconquistarle con tutti i mezzi a disposizione, anche i più duri, mentre il semplice "prendere provvedimenti" con qualche punizione non cambia nulla e, anzi, più spesso peggiora le cose.

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