Le domande degli allenatori

Un ragazzo è prepotente e aggressivo con tutti perché “lui è così”. Lo riprendo, e non solo insiste, ma diventa ancora più arrogante. Che cosa posso fare?

Viviamo un'epoca in cui manca spesso una figura adulta autorevole che abitui a tenere conto anche delle esigenze e della presenza degli altri e chieda ai giovani di fare la propria parte per essere costruttivi.

È possibile che questo giovane non abbia disturbi del carattere, ma sia solo convinto di potersi permettere tutto, cerchi di distinguersi rispetto agli altri o reagisca a un nostro errore. Prendiamo pure atto che questo ragazzo non abbia tutte le colpe nel credere che per lui tutto sia lecito,

...ma riconosciamoci il diritto di pretendere e, se è il caso, di imporre che siano rispettate le regole di tutti.
Diamogli l'opportunità di essere costruttivo richiedendo il suo contributo nelle varie attività, e così vedremo se metterà finalmente la sua iniziativa, finora indisponente e disordinata, al servizio della squadra. E se neppure così bastasse? Se lo prendiamo di punta facciamo il suo gioco, perché gli piace considerarsi "dominato dagli istinti" e metterci alle corde dicendo che per lui va bene così, ma non lo possiamo lasciar fare. Se è stabilito che chi è troppo nervoso sia sostituito per salvarlo da un'espulsione, dobbiamo toglierlo. Se rifiuta un ordine o lo contesta, dobbiamo metterlo da parte finché non se la sentirà di fare come gli altri. Se manca di rispetto verso di noi o i compagni, dobbiamo metterlo in condizioni di doversi adeguare.
Cerchiamo quindi di mettere in atto tutto quello che ci viene in mente affinché si renda conto che ci sono percorsi dai quali si può passare sempre e altri mai, senza che questo ci scomponga.

E se lo perdiamo? Se lo lasciamo fare lo abbiamo già perso e ne perdiamo altri.
E se fosse solo un tipo un po' sfacciato, invadente, capopopolo e alla ricerca dei primi piani? Un tipo così piace, perché è creativo e inquieto, ma se disturba il lavoro degli altri solo per rassicurarsi di contare e di avere seguaci, dobbiamo intervenire per farlo cambiare.

Chiediamogli di più in campo e offriamogli condizioni e opportunità perché si possa valorizzare attraverso quello che riesce a fare.

Se ha ingegno e creatività, facciamoglieli esprimere anche fuori: chiediamogli la sua opinione, prendiamo in considerazione le sue soluzioni e aiutiamolo a capire se non sono costruttive, se intravediamo dell’ingegno, lasciamogli la libertà di prendere iniziative e di poter anche sbagliare. È consigliabile lasciare tanto spazio a un provocatore che cerca solo i primi piani? Siamo sempre vigili, ma un ragazzo creativo lasciato libero da troppi vincoli e apprezzato per ciò che sa fare sarà sempre più sicuro e padrone delle situazioni, non ci darà problemi e, anzi, creerà sempre di più e sbaglierà di meno. Sarà dalla nostra parte e non avrà più bisogno di essere sfacciato per sentire che conta.
Se, però, con la sua sfacciataggine mette in crisi la nostra autorità o ci crea difficoltà nel lavoro, va fermato.

Non dobbiamo aver paura di intervenire e di togliergli qualsiasi spazio. Chiariamogli quali sono i margini che non può valicare dentro i quali deve stare, ma senza blandirlo, rispondere sul suo stesso tono per far vedere che possiamo essere più arroganti o che stiamo allo scherzo. Dovrebbe bastare, ma se insiste, chiariamogliene i motivi e mettiamolo fuori. E senza temere di elargirgli una punizione, perché potrà rientrare appena avrà capito.

Queste situazioni difficilmente sono gravi, ma vanno prevenute. Soprattutto, facciamo attenzione a non perdere autorità, perché questi casi nascono sempre da qualche nostro errore. Per esempio, tante volte i conflitti nascono quando cerchiamo di ignorare o nascondere la differenza tra un adulto e un giovane o, meglio, tra un educatore e chi non ha ancora idee chiare su cosa deve essere il rispetto e ha ancora bisogno di essere educato. Non facciamo, quindi, gli amiconi, perché la confidenza è un tratto del rapporto che va gestito per non diventare mancanza di autorevolezza. Parliamone subito, e non facciamo finta di niente sperando che le cose si esauriscano o vadano a posto da sole.
Non cerchiamo di rispondere a tono se qualcuno fa troppo lo spiritoso o esce dalle righe, perché la troppa “confidenza” permessa a un giovane diventa l’autorizzazione a capovolgere i ruoli.
Trattiamo tutti allo stesso modo, e non cerchiamo di conquistarci quelli che sembrano avere più personalità per sentirci accettati o averli dalla nostra parte.
Presentiamoci senza inutili esibizionismi, dichiarazioni roboanti o false promesse, perché quando ci avranno preso le misure, avremo perso rispetto;
In pratica, un educatore deve farsi sentire vicino fin dove serve per dare sicurezza, ma non tanto da lasciar occupare spazi che sono solo suoi.

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