Le domande degli allenatori

Certi atleti non ne hanno bisogno, ma stimolare con frasi forti del tipo "sei un campione", "sei il migliore" mi sembra efficace.

Certe frasi a effetto a volte sembrano cogliere nel segno, ma di solito lasciano indifferenti, oppure possono essere stimoli molto pericolosi. E quando sembrano efficaci, in realtà è il nostro interessamento ad avere affetti positivi.

A volte, però, c'è chi prende sul serio anche queste manipolazioni fino a crederci, e allora rischiamo di avere alla fine lo sportivo che si convince di possedere già quanto basta per essere superiore agli altri, e di conseguenza non ci mette più l'impegno necessario per migliorare. È più probabile, però, che debba costatare la differenza tra i giudizi troppo lusinghieri e la realtà delle proprie forze, e finisca per essere ancora più frenato.
In ogni caso, queste frasi sono bugie che ci rendono poco credibili e ci mettono in difficoltà quando dobbiamo esprimere un giudizio vero e abbiamo bisogno che l'atleta ci creda. Oppure hanno l'effetto di produrre sportivi che non hanno il senso della misura. Chi si sopravvaluta, infatti, si accontenta di ciò che sa fare, e difficilmente accetta il rischio di provare il nuovo, che non sempre riesce subito, ma chiama in causa le qualità del talento. Ciò non significa che non le eserciti mai, ma la paura di sbagliare e doversi ridimensionare gli consiglia di limitarsi a ripetere gesti collaudati e mai troppo complicati e, intanto, l’accettazione del compitino da parte dell’istruttore non è uno stimolo a migliorarsi. L’esecuzione di gesti “sicuri” non gli permette di capire quali sono le proprie forze reali, e quindi non lo stimola a scoprire e criticare i propri difetti e a scoprirsi e migliorarsi, ma ad accontentarsi di ciò che sa fare, a spese, ovviamente, del talento.

Può anche accadere il contrario. A volte, chi non tiene conto dei propri limiti e non ha il senso critico per essere costruttivo tenta di creare fuori misura, e in questo modo a produrre bei gesti isolati e non adattabili al collettivo.

Che cosa fare? Cerchiamo di esprimere un giusto riconoscimento per ciò che sa fare, ma evitiamo le esagerazioni, altrimenti lo possiamo costringere, di volta in volta, a cercare solo conferme nei gesti che gli riescono meglio per sentirsi all'altezza delle nostre valutazioni; a evitare il rischio di sbagliare a spese della creatività e dell'iniziativa; a non provare il nuovo, e a non sapersi valutare, e quindi a non fare nulla per correggersi e migliorare. Lo potremmo, però, anche rendere reattivo e ingovernabile perché non accetta gli schemi comuni e la critica.

È preferibile, quindi, esprimere sempre giudizi obiettivi e chiedere solo ciò che ognuno può dare, in modo che si senta sempre all'altezza e incoraggiato per quello che sa fare.

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