Le domande degli allenatori

Anche nei Settori giovanili a ogni inizio campionato si devono inserire nuovi giocatori. Per non commettere ingiustizie, come mi comporto con loro e con quelli che devono finire in panchina?

Se la squadra è un gruppo affiatato, in sintonia anche con noi, e allenato a essere costruttivo, sembra facile. Ci dobbiamo comportare come sempre: il nuovo giocatore sarà inserito subito, perché è funzionale. E con quelli che con più probabilità non saranno titolari fissi, si fa un discorso subito chiaro: “Gioca di volta in volta chi è più utile”. Si dice sempre così, ma non sempre avviene, perché i principi, quando le cose girano bene, di solito durano poco e, quando girano male, meno ancora.

Ciò significa fare ben attenzione a non commettere ingiustizie per giustificare le proprie scelte, e stabilire, e poi rispettare, il patto che tutti si possono conquistare il posto, compresi quelli che al momento non sono titolari.

Se, invece, ci troviamo ad avere a che fare con un clan, che sta bene insieme per questioni affettive più che per gli obiettivi della squadra, e si oppone a qualsiasi cambiamento, la questione cambia, ed è probabile che ci troviamo di fronte a delle reazioni.

Che fare? Poiché le tensioni non nascono quasi mai subito e gli esclusi aspettano che il nuovo fallisca prima di dargli addosso, bisogna possibilmente far finta di niente, immettere il nuovo come fosse la cosa più naturale e sperare subito in un avvio positivo. Se non è possibile perché ci sono resistenze o reazioni, parliamone e ricordiamo quali sono i compiti di ognuno e gli obiettivi di tutti, ma teniamo sempre presente che alla fine tocca a noi fare la formazione e che è nostro dovere pensare alla funzionalità della squadra anche quando non si possono fare contenti tutti.

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