Le domande degli allenatori

Alleno da molto tempo, e mi rendo conto che una volta era più facile far crescere i giovani. 

Che cosa si può fare per tornare indietro?

Siamo sempre tentati di dire che ieri tutto era migliore di oggi, ma neppure nello sport è così. Oggi è un’altra cosa, anche se non tutto è cambiato. Lo sport ha acquisito una pregevole scientificità nel trattamento del fisico e ha prodotto raffinate teorie tattiche, ma ha ancora fatto troppo poco per formare uno sportivo in grado amministrare il rendimento e la professionalità, e capace di vivere allo stesso modo fuori e dentro lo sport.

I tempi e i giovani sono cambiati, e questo ritardo non è senza conseguenze. Il giovane ha occupato spazi che non sa amministrare. Crede di poter contare e decidere prima di avere acquisito la maturità, le esperienze e, addirittura, le conoscenze per pretendere e decidere, ma ha anche acquisito una visione più ampia delle proprie esigenze. Vuole capire, dire la sua nelle decisioni che lo riguardano, valutare ciò che gli viene chiesto e insegnato, e fare come crede meglio quando è convinto di non essere capito.

Certi sport, invece, continuano a trasmettere informazioni e direttive non spiegate, vorrebbero formare sportivi tutti uguali capaci di imitare il campione, ma non di scoprire e sviluppare tutte le proprie potenzialità. Amano ancora gli atteggiamenti duri che oggi producono facilmente indolenza e opposizione, ma intanto preparano future “vendette” o, forse peggio, un adulto passivo e mai all’altezza delle proprie capacità. Con il talento, invece, si passa da un atteggiamento direttivo quando è bambino, e non ha ancora la consapevolezza delle proprie capacità e di essere indispensabile per vincere partite con qualsiasi mezzo quando dovrebbe imparare a vincere con il proprio talento, fino a concedere tutto quando diventa adulto. È facile, quindi, che si formi l'atleta con lampi improvvisi, ma non padrone delle proprie qualità, incapace di migliorare, discontinuo e non decisivo quando dovrebbe esserlo.

Ogni epoca, quindi, porta progressi ed evoluzione, ma sacrifica sempre qualcosa. Lo sportivo di oggi è più efficace e redditizio, ma questa ricerca dell’efficienza gli ha tolto creatività e fantasia. E ora, lo sport si deve porre un dubbio. Specie nel caso del talento, ma in qualche modo con tutti: non sarebbe il caso di rivalutare la creatività e la fantasia e trasformarle nel più efficace strumento di evoluzione dello sport? O di rendersi conto che il talento è un’opera d’arte solo da scoprire, badando solo a non guastarla?

In ogni caso, non è mai utile rinnegare i progressi. Chiediamoci piuttosto se non dobbiamo essere anche noi a cambiare, perché una mentalità che poteva in qualche modo essere utile con il giovane di ieri, ci allontana sempre di più da quello di oggi.

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