Le domande degli allenatori

Come si può definire un gruppo, come crearlo e che cosa rappresenta nella crescita del giovane? 

Quando si parla di gruppo, s’intende perlopiù la squadra che non dà problemi di conduzione, o che s’impegna senza emarginare nessuno degli elementi. È già qualcosa, ma non un gruppo o, poiché siamo nello sport, un collettivo.

Il gruppo è una "somma" di soggetti vincolati da norme chiare, che permettono di produrre insieme in gara e fuori, e da precisi modi di vita e di lavoro, un tipo di relazione e di operatività che sta sopra i caratteri degli elementi, e influenza il modo di operare di ognuno, garantendo risultati superiori alla somma delle capacità dei singoli.

Per creare un gruppo occorre che tutti partecipino a ogni momento del gioco e dell'attività, si scambino contributi e creino insieme, sappiano stimolare intesa e cooperazione, e operino perché non nascano rivalità e conflitti. Un gruppo vero, anche se forse non è mai ottenibile, è caratterizzato da rapporti privi di rivalità, e permette di cogliere vantaggi individuali superiori a quelli ottenibili da soli. Per esempio, permette al singolo di raggiungere la sistemazione che gli compete, riconoscendogli la posizione più funzionale, poiché il contributo di ognuno è indispensabile per raggiungere gli obiettivi comuni.

Di solito, invece, si ha paura che il desiderio di trovare la posizione adeguata ai propri meriti porti al conflitto e all'anarchia, ma il gruppo consente di definire le gerarchie secondo i propri contributi, perché riconosce il ruolo del singolo e la sua utilità nel progresso collettivo.

Come si forma? Fino ai 9-10 anni, non conta come tale, ma solo perché offre situazioni, stimoli affettivi e occasioni di gioco, di confronto e di collaudo. Il bambino può assimilare la tattica, ma non la sa utilizzare a vantaggio del collettivo e a svantaggio della propria iniziativa, e non lavora per qualcosa che a momento non lo interessa e non lo appaga.

Più tardi il gruppo diventa palestra di collaudo per le attitudini a fare insieme, a partecipare ed essere disponibili e solidali, a sentire di appartenere a uno stesso insieme, a far riferimento alle stesse regole, a prefiggersi obiettivi che richiedono il contributo di tutti e a sommare le forze per conseguirli.

Il gruppo, quindi, offre tutte le occasioni per integrarsi con gli altri e trarre vantaggi dal rapporto, ma neppure nello sport di squadra è subito automatico che ciò avvenga, specie laddove noi adulti impartiamo solo ordini e stimoliamo il singolo a badare soprattutto o solo a se stesso. Per esempio, chi promuove una competitività esasperata o non lascia libertà di fare, è facile che non riesca a raggiungere nessuno dei vantaggi impliciti in una condizione di gruppo o, addirittura, che il gruppo sia un modo di dire o solo una condizione in cui vige rivalità, o sia vissuto come rischio di non poter emergere.

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