Le vostre domande

PREMESSE
Le considerazioni si riferiscono a concetti generali, ma vi sono casi che possono essere discussi e, a volte, suggerire interventi particolari.
Poiché l’obiettivo di nuovosportgiovani è un dialogo collettivo, chi ha precisazioni, osservazioni o punti di vista diversi, invii le proprie opinioni a vincenzoprunelli@tiscali.it.

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Commenti in libertà (e disordine)

01 L’attenzione a non sbagliare favorisce il gioco?

No

Blocca l’azione dei neuroni specchio, che permettono di intuire l’intenzione dell’avversario Ragionare per prevedere e bloccare il gesto dell’avversario è un processo troppo lento.

Fissa la mente sull’errore, mentre l’azione è una ripetizione automatica e non pensata.

Rallenta l’iniziativa, e diminuisce la sicurezza e la fiducia nei propri mezzi.

Ostacola la ricerca del nuovo e, quindi, frena intuizione, creatività e iniziativa.

Non fa usare gli automatismi che rendono naturale e istantaneo il gesto.

Il rendimento è immediatezza, intuizione e reazione istantanea per imporre il proprio gioco.

La squadra antagonista avverte subito la difficoltà di giocare in scioltezza, il passaggio dalla libertà creativa al rallentamento delle azioni e la mancanza dell’imprevedibilità.

02 È sempre giusto seguire solo le indicazioni (1) o anche fare da soli (2)

2

Seguire le indicazioni è indispensabile, ed è più utile stabilirle insieme alla squadra.

Lo sportivo che sa fare anche da solo, non dà difficoltà di conduzione.

È cosciente di sé, dei propri mezzi e delle regole da osservare in campo e fuori, si mette alla prova e non teme l’errore.

Si conosce e si modifica fino a raggiungere la completezza personale e sportiva.

Non ha necessità di essere spinto da cariche emotive.

Sa seguire le istruzioni ma, dove è utile, ci mette anche del proprio.

Può sbagliare, ma si arriva al talento solo con le proprie soluzioni.

Seguire solo le indicazioni è un addestramento che esclude i livelli superiori dell’intelligenza.

Giocare aspettando un ordine rallenta l’azione e procura ansia e incertezza.

3 È possibile che il talento si stufi di sport?

Le cause sono la sua specificità, particolarità del suo sviluppo ed errori dello sport.

È una potenzialità da coltivare, ma lo sport esclude spesso la mente.

Per portarlo a traguardi eccezionali, indica i sistemi, e a volte i trucchi, per ottenerli.

Chiede di eseguire, invece di allenare a scoprire e sviluppare le sue potenzialità.

Avvia troppo presto a un agonismo che lo obbliga a modi non suoi e non sa tollerare.

Lo allena a eseguire e non a impiegare le proprie potenzialità.

Non gli offre spazi per esprimere creatività.

Gli impone di adattarsi a metodi che non lo soddisfano.

L’allievo non s’impegna a imparare se è inserito in una squadra non omogenea per livello.

Deve regolarsi sulla media degli altri e frenare per aspettarli.

Ripete e imita gesti perfetti in allenamento e non può impiegarli in gara.

L’adulto in attività smette per esasperazione, ansia, pressioni e per vivere come tutti.

Altri lo continuano in modo passivo in una semplice routine. Si trascinano a livelli modesti senza entusiasmi e colpi d’ingegno, chiusi in mille problemi e contorsioni mentali.

4 È possibile scoprire tratti del giocatore adulto nel bambino?

Si

Si possono intuire le potenzialità, poi è l’allievo che le scopre e le sviluppa.

Le qualità si presentano in modo diverso, e sono fisiche, tecniche, emotive e mentali.

È possibile intuire la creatività, la determinazione, il coraggio, la resistenza.

Non bisogna tentare di svilupparle a spese del gioco con richieste eccessive e premature o un insegnamento non adatto all’età.

Le scopre istintivamente con i mezzi di cui dispone.

Basta lasciare che faccia ciò che può nel miglior modo e con i mezzi di cui dispone.

La logica è lasciargli sviluppare e poi migliorare il proprio gesto avvicinandolo per quanto è possibile a quello del campione.

5 La furbizia aiuta lo sviluppo del talento?

No

Il gioco pulito impone di impiegare gli strumenti del proprio talento per scoprire nuove abilità e sperimentare soluzioni diverse e impreviste.

La furbizia dà qualcosa al momento, ma lo ostacola.

È imposta come metodo o è carattere dell'insicuro, che ha paura di misurarsi alla pari.

Abitua ad aggirare gli ostacoli invece di sviluppare le risorse e i modi per affrontarli.

Se i giovani devono essere furbi con tutti, lo saranno contro l’adulto che l’ha insegnata.

Il gioco sporco per oggi impedisce di arrivare allo sport dell'adulto e all’adulto stesso.

Il ragazzo può vincere ora, ma non impara tutto ciò che fa vincere più tardi.

Per imparare le vie traverse, se si vuole, serve un attimo, ma i momenti dello sviluppo delle abilità inutilizzate oggi non si recupereranno.

Penalizzava la cooperazione e il collettivo.

Procura vittorie solo temporanee.

Non dà sicurezza di farcela quando non si può ricorrere ai trucchi.

06 La creatività comporta dei rischi?

Si

È una risorsa da lasciare svincolata da inutili freni, ma anche da contenere.

Se controllata, è una qualità essenziale, altrimenti è anche pericolosa.

Sta sopra il ragionamento, a volte si esprime anche contro gli interessi personali.

Se è costretta su binari obbligati, diventa spirito polemico o anche opposizione.

Può diventare iniziativa troppo personale in contrasto con le esigenze del lavoro di gruppo.

Se non può inventare il nuovo e l'imprevisto, si estingue o può diventa negativa.

Se invia messaggi non comprensibili, impedisce la formazione del collettivo.

Se non si lascia lo spazio per provare ciò che dettano la fantasia e il talento, si può esprimere come eccentricità o ingovernabilità.

Se non ha una direzione, degli obiettivi, delle regole e dei limiti è una qualità negativa.

In squadre troppo disomogenee, i più creativi tendono a escludere gli altri.

07 È accettabile il rischio dell’errore nella ricerca del nuovo?

Si

Occorre distinguere tra un’iniziativa logica e un tentativo insensato.

Il “nuovo” è il campo di ricerca del talento.

Se tiene conto dell’interesse comune, porta all’autonomia e alla responsabilità.

Un giovane che non rischia, si ripete sempre uguale e non cresce.

Il talento si scopre quando si deve far fronte a una situazione imprevista o se ne vuole creare una che non si conosce ancora.

Chi non rischia il nuovo, usa soltanto le qualità che gli attribuisce l’istruttore.

Se è logico, va apprezzato, anche se non riesce, perché è segno di creatività, iniziativa, coraggio e sicurezza.

08 È più efficace il piacere del gioco (1) o l’importanza della gara (2)?

1

Non si può adattare il comportamento agonistico all’importanza della gara.

Il giocatore va abituato fin da bambino a giocarle tutte nel modo migliore.

È meno faticoso, perché dà sicurezza, toglie tensione e diventa un metodo stabile.

La consapevolezza delle proprie capacità vince sempre contro la paura di non farcela.

Se si esagera l’importanza della gara, si creano più tensione e paura di perderla.

S’ingigantisce la forza dell’avversario, al quale fa adattare invece che imposi.

Si passa dal proporsi per vincere al difendersi per non perdere.

Il rendimento dipende da un impegno che non superi una precisa soglia di attivazione, e dopo cala perché diventa frenesia, mancanza di lucidità, paura della sconfitta.

09 La proposta al bambino di gesti e schemi perfetti sviluppa il talento? No

Il gesto perfetto del campione è ottenuto con mezzi che sono soltanto suoi.

Se fosse facile, in una squadra di buoni giocatori, basterebbe imitare il campione per diventarlo tutti.

L’impiego dei mezzi che si possiedono è più efficace di qualsiasi imitazione.

Il gesto imperfetto del singolo, per lui è il più efficace anche se migliorabile.

Può essere acquisito con un’imitazione approssimativa non abbastanza funzionale e incapace di evolvere verso il gesto definitivo.

È impossibile da inserire in modo automatico e naturale in una situazione di gioco.

Prima il giovane sviluppa armonia, coordinazione e forza fisica per sviluppare il proprio gesto migliore, e più tardi lo può modificare per avvicinarlo a quello del campione.

10 Il talento ha necessità di un insegnamento particolare?

No

I bambini sono tutti uguali e imparano nello stesso modo.

Tutti devono scoprire le loro qualità, inventare e misurare le loro forze giocando.

Si fanno guidare dalla creatività e dalla fantasia per trovare percorsi nuovi e imprevisti.

Non vanno trattati come piccoli adulti soltanto da imboccare con dosi diverse.

Insegnare il gesto dell’adulto quando rifiutano ancora lo sport che non dà piacere e non sanno immaginare qualcosa che non vede.

Devono sviluppare prima il loro, e poi avvicinarlo a quello del campione.

Un gesto complesso è la somma di tanti altri che portano prima all’armonia e alla padronanza, e solo dopo alla complessità.

Imporre una soluzione quando ingegno, fantasia e creatività ne suggeriscono un’altra.

Non s’insegna il talento, ma si permette di scoprirlo giocando.

L’interesse per il nuovo, l’iniziativa, il coraggio, la costanza e la responsabilità non s’insegnano, ma si favoriscono.

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