Donna e sport

Diverso è il discorso nello sport di vertice, dove vale la prestazione assoluta.

Qui la donna rivendica uno sport per sé, perché quello attuale le sembra troppo "a misura d'uomo", e non si sente sufficientemente valorizzata. Si può essere d'accordo se la donna:

  • si riferisce ad un agonismo esasperato e sempre affannoso, o ad un'aggressività a volte meschina e violenta;
  • rifiuta di vivere quello che sembra il sistema prevalente dello sport attuale, quello di una tensione e di uno stress che dovrebbero garantire le prestazioni massime;
  • rifiuta uno sport che ricorre all'ambiguità e al trucco per arrivare ai risultati, tanto da mortificare la persona;
  • non si trova a dover essere una macchina che non pensa, aspetta passivamente e non parla, solo da ammaestrare;
  • non è trattata per esprimere tutte le qualità che possiede, che le potrebbero consentire la massima prestazione, per ipertrofizzare quelle che vede l'allenatore, di solito abituato allo sport maschile;
  • non accetta uno sport che usa stimoli e modi che dovrebbero portare l'atleta a dare prestazioni superiori alle proprie risorse, e così trascura ciò che è lì, a portata di mano, per lavorare sull'impossibile;
  • non può esprimere la creatività, la fantasia e l'attitudine più spiccata a reagire ai problemi con soluzioni più pronte e più pratiche, che sicuramente possiede in misura maggiore dell'uomo.

La donna ha ragione quando chiede uno sport diverso, ma lo deve chiedere per tutti. Per esempio, ha le motivazioni e le risorse di carattere per raggiungere tutti i traguardi che sono nelle sue possibilità, senza pensare a certe pressioni o forme di furore agonistico cui è sottoposta, e ha tante risorse mai scoperte e mai curate, ma queste considerazioni valgono anche per l'uomo. Ma anche la donna deve fare la propria parte e allenarsi di più alla competizione, a saper rischiare e a non accontentarsi delle capacità e delle attitudini che le sono riconosciute. E se non si può negare che per la donna si sia fatto troppo poco, ne abbiamo visto poche, dentro lo sport e nelle istituzioni, battersi per sconfiggere questa disattenzione, e poche che, di propria iniziativa, hanno cercato di portare a galla tante potenzialità e qualità in grado di portarle a scoprire nuovi limiti.

Uno sport di questo tipo accetta e coltiva il personaggio che cattura l'attenzione e fa notizia, ma non crede nelle possibilità della donna, perché non la ritiene capace di raggiungere record assoluti. Abbiamo, quindi attenzioni e grossi investimenti per poche e un discreto disinteresse per tutte le altre.

L'agonismo esasperato ha, però, anche altri rischi. Per esempio, la richiesta di rinunciare alla femminilità fisica, come negli sport di forza, dove si cerca di andare oltre i limiti fisiologici senza curarsi di lasciarsi dietro delle anomalie estetiche e fisiche, che non potranno essere recuperate. O di rinunciare a quella psicologica, che non significa immaginare la donna come un essere fragile, da proteggere, ma costringerla ad imitare modi rozzi e ipervirili, che sono negativi anche per l'uomo.

E non dimentichiamo il doping, specie quello che modifica l'immagine corporea o altera le risposte fisiologiche, che danneggia più la donna che l'uomo. Qualcuno afferma che la donna lo usa per non stare indietro, mentre l'uomo lo usa per vincere, ma è difficile vedervi una differenza. Il doping, infatti, pur non dimenticando che in certe realtà era prescritto nella dieta e non ci si poteva sottrarre, serve ad entrambi per compensare profonde insicurezze e un bisogno non appagabile di successo, è il rifiuto del proprio corpo, la disponibilità a bruciare il futuro o l'incapacità di tollerare il giudizio e l'ipotesi della sconfitta.

Comunque, pur con tutte le cautele e i controlli, lo sport di vertice va accettato, e va accettato che contino prima di tutto i record, i tempi e le misure, altrimenti saremmo ingiusti verso i più dotati, ma, soprattutto, non vi sarebbe sport. Ciò che va cercato, per tutti, è il giusto equilibrio tra i due obiettivi, la prestazione e la persona, l'unica condizione che permette di privilegiare entrambi e, dunque, di creare le condizioni più adatte anche per l'agonismo. Alla donna, invece, è il caso di consigliare lo stesso agonismo che si deve chiedere all'uomo, ma di non confrontare le misure dove per natura è perdente.

Che cosa rivendica la donna? Se chiede occasioni per fare sport, impianti, investimenti per la ricerca come si fa per l'uomo, bene, ma se pretende un altro sport perché vuole grandi palcoscenici, denaro, più attenzione dai mass-media e dagli sponsor, il discorso cambia. La donna si deve conquistare i tifosi e un seguito, altrimenti potrebbe sì richiedere maggiori attenzioni e investimenti da parte delle istituzioni, ma sarebbe ingenua se pensasse a sponsor disposti ad investire senza averne un vantaggio sicuro.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster