Donna e sport

In Ecuador, le contraddizioni delle relazioni di genere nello sport sono evidenti.

Il maschilismo è molto forte e resiste il mito della fragilità della donna, lo sport è di basso livello e mancano istruttori qualificati.

Il grande problema dell’Ecuador sta nel fatto che la cultura non rispecchia la divisione paritetica dei ruoli in tutte le attività, dal lavoro allo sport, e perciò un uomo non accetterà mai che una donna gli impartisca ordini. Tutto questo è risaltato più che mai nello sport in generale, e a prescindere dalla disciplina che si vuole praticare. 
Occorre scoprire e correggere le forme nelle quali è stato istituzionalizzato il potere maschile sulla donna nello sport. Per esempio, criticare il privilegio, simbolicamente maschile, usando il genere come categoria di base di analisi. Aumentare, sia in teoria sia in pratica, la consapevolezza della complessità e delle richieste dello sport. Il mito di fragilità fisica della donna è un'eredità di questa ideologia e la base dell’istituzionalizzazione della differenziazione dello sport per sesso. 


Nel Paese, lo sport Femminile è poco efficiente e per nulla considerato. Tutte le discipline incontrano, com’è immaginabile, enormi difficoltà a diffondersi e crescere perché poco appetibili dai media, TV, RADIO e GIORNALI, e dai privati, che potrebbero investire, ma preferiscono andare in altre direzioni. In Ecuador, lo sport in generale è di basso livello, con una cultura del guadagno facile, ma senza spendere nulla, e per questo ci sono grandi club di calcio indebitati sino all’osso da non poter pagare i giocatori e i fornitori. Inoltre, nelle varie discipline sportive, esiste la totale mancanza d’istruttori qualificati. 
Di fatto, l’Ecuador è un paese povero e lo sport, in pratica il calcio, è un miraggio per uscire da quella situazione. Tutte le altre discipline suscitano meno interesse, e sono abbandonate a se stesse e in mano a pochi eroici personaggi che fanno i salti mortali per sopravvivere.

In considerazione di quanto detto, in Ecuador le donne non hanno un buon rapporto con lo sport. Già giovanissime (14/15 anni) rimangono incinte, e la loro vita è crescere i figli e sopravvivere. Il maschilismo è molto forte, e non è presente solo nelle fasce più umili della società, però è soprattutto lì che nasce. Oltretutto, per essere presa sul serio, la donna deve essere sempre curata, con i capelli a posto, truccata, vestita in divisa da lavoro, con le unghie lunghe e sistemate e, soprattutto, con i tacchi. Figuriamoci se queste donne hanno voglia di pensare allo sport e praticarlo! Come ovunque nel mondo, ci sono le eccezioni. Giovani privilegiate e di buona famiglia con possibilità economiche che frequentano palestre, club di tennis e nuoto, ma nell’ordine dell’1% della popolazione. Ultimamente, nel cosiddetto ceto medio, la donna dimostra una lieve presa di coscienza del proprio corpo e di come mantenerlo in forma. Si nota la voglia di praticare attività fisica e, in coincidenza con questa domanda, sono nate alcune palestre GYM. 
Personalmente, lavorando in un collegio misto dove insegno educazione fisica, su richiesta dei ragazzi e la benedizione del rettore abbiamo istituito il club de futbol maschile e femminile, dove vedo le ragazze cariche e desiderose di apprendere e ne noto alcune con un talento naturale, ma ancora grezzo, perché nessuna ha mai praticato il calcio, ma incoraggiante per un vero avvicinamento della donna allo sport.

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