Benoit B. Mandelbrot nella sua autobiografia “La Formula della Bellezza” richiama spesso Galileo. A fine libro, questi richiami, vengono precisati.
Scrive Mandelbrot.”Per apprezzare la natura dei frattali, è bene ricordare lo splendido manifesto galileiano del 1632: La filosofia è scritta … in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi e altre figure geometriche, senza i quali mezzi … è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto».

Un giovane può essere svogliato o anche astioso, ma un’accusa, una punizione, una sfuriata o una vittoria sterile non risolvono un conflitto e possono lasciare conseguenze imprevedibili.
Un allievo, dotato e bravo in allenamento, da qualche tempo in gara si tira indietro. L’ho rimproverato ed ho provato anche a punirlo, ma non ho ottenuto nulla.

UNISCE? DIVIDE? NO UNISCE ... NOOO DIVIDE. QUINDI?????
Lo sport permette di fare amicizie, incontri nuove persone che non conoscevi con cui alla fine condividi tempo ed esperienze.

L’insegnamento non è seguire il buon senso comune. Occorre conoscere i giovani e la mente, insegnare a cooperare e creare il collettivo.
Per insegnare nello sport, non basta solamente applicare le regole del buon senso comune o le conoscenze derivate dall’esperienza. In questi casi, si può essere geniali, ma costruire su una base solo soggettiva, e spesso soltanto fantasiosa e priva di riscontri logici, non è originalità né creatività.

Lo sport interessa se piace, mentre le prospettive sproporzionate, le fabbriche dei campioni, la sopravvalutazione e la sottovalutazione sono le cause principali degli abbandoni. Senza divertimento e gioia non c’è sport. Di solito si crede che nello sport occorra parlare di sacrificio, duro lavoro, rinuncia o voglia.

Lo sport dovrebbe essere gioia, libertà e sfogo di vitalità, ma ci può sempre essere qualcuno, allenatore, genitore o altro, che riesce a trasformarlo in un peso.

Vediamo alcuni comportamenti e atteggiamenti che consiglierebbero di formare chi dovrebbe educare prima di lasciarlo libero di commettere errori o anche di più.

In una palestra qualsiasi, un istruttore reagisce all’errore di un ragazzino di una decina d'anni chiamandolo “cretino” e urlandogli davanti a tutti di restare a casa

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