Spesso lo sport confonde il coraggio con il rischio e il furore, ma il coraggioso passa inosservato. Rischia anche l’errore quando la situazione lo richiede ed è l’unico che la può affrontare o un compagno è in difficoltà, ma non è un benefattore a tutti i costi: chi se l’è cercata, se la risolva.

Tutti gli allenatori lavorano sulla struttura della linea: difensiva, di centrocampo e d’attacco.
Per prendere in considerazione una linea abbiamo bisogno di due punti, in altre parole almeno due calciatori. A mio giudizio, alcuni colleghi, spesso, impropriamente considerano una linea strutturata con un solo calciatore.

È il genitore che, nello sport giovanile, si considera ancora indispensabile. Sa, pensa e decide per il figlio, gli fornisce soluzioni e stabilisce gli obiettivi. Lo vorrebbe responsabile e attivo, ma è più facile che ne blocchi il talento, fino ad allontanarlo dallo sport, farne un semplice esecutore o doverlo sempre proteggere.

Lo sport è tale se si può vincere o perdere. Un giovane deve potere praticare sempre uno sport ma, dove è possibile, farlo con altri di pari livello, altrimenti resta ai margini e patisce e, se è un talento, esclude gli altri dal gioco.
Come mi comporto con un ragazzo che, in qualche modo, ignora e sminuisce gli altri perché si ritiene migliore?

Questa intervista ha forse più di vent’anni, i tempi sono cambiati e la posizione della donna è andata incontro a profonde modificazioni. La proponiamo per invitare qualche donna dello sport a dirci che cosa è cambiato e che cosa resiste ancora.

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