In una recente trasmissione, si è convenuto che all’attuale scarsità di campioni nello sport si possa rimediare soltanto con un cambiamento di cultura e di metodi d’intervento nei Settori Giovanili. Il discorso sarebbe troppo lungo e non si conterrebbe in un articolo. E allora accenniamo in breve a cambiamenti culturali trattati nel sito e che lo sport trascura ancora, rinviando a uno successivo la trattazione sui metodi d’intervento.

Ogni genitore vuole il bene del proprio figlio, ma non basta, e tanti farebbero qualsiasi cosa, lecita o proibita, per vederlo sempre vincitore.
Il genitore che serve evita gli interventi maldestri, rispetta l’età del figlio, favorisce lo sviluppo della personalità e del carattere, lo valuta per ciò che è, insegna a competere in base alle proprie capacità, non pretende che cresca a sua immagine, lo stima nonostante i limiti e gli errori, fa osservare regole ben chiare.

L’esonero di un allenatore è una pratica diffusa, a volte comprensibile e a volte no, e mai senza responsabili. Quali possono essere le colpe della società, dell’allenatore e dei giocatori?
Dipende. A volte è una scappatoia della società che ha sbagliato molte cose, ma a volte è indispensabile.

Lo sport è un grande strumento educativo, un’attività che ha effetti favorevoli anche sulla scuola e un esempio per la famiglia. Tutto bene, quindi? Spesso, però, anche causa di abbandono.
Può, e le prime sono quando non sa impiegare tutte le risorse dell'atleta e della persona, s’illude di crearne di nuove o crede di farle rendere usando metodi che fuori si rifiutano.

Nello sport si è ancora portati a credere che bastino i soldi per essere sempre contenti e al massimo, che una sconfitta sia una colpa, che un talento sia sempre un capriccioso da domare o che una punizione esemplare sia la soluzione a ogni crisi. Ma è così?
La panchina risolve la crisi?

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