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PostHeaderIcon Gli "attributi": chi li ha e chi no

Chi li ha

Siamo convinti significhino gettarsi allo sbaraglio incuranti dei rischi, essere brutali senza curarsi di far male ma nello sport, dove vincono la lucidità, la tecnica e la creatività, significa semplicemente agitarsi per dimostrare a sé e agli altri di averli.

Chi è sicuro e consapevole dei propri mezzi, cioè li ha davvero e non ha bisogno di mostrarli, infatti,

- non è mai appariscente, clamoroso e, soprattutto, inutilmente temerario;

- fa ciò che la situazione richiede, senza bisogno di stupire;

- utilizza tutte le risorse di cui dispone e non si limita a eseguire, ma cerca di fare sempre il meglio anche quando potrebbe accontentarsi;

- si confronta con qualsiasi situazione e, quando è necessario, si mette alla prova per migliorarsi, anche a rischio di sbagliare e di rimetterci;

- c'è sempre quando è necessario, e non si tira mai indietro;

- cerca di realizzare tutto ciò che è consentito ai suoi mezzi e ci mette sempre del suo per andare oltre ciò che gli possiamo chiedere e insegnare;

- cerca il nuovo e, quando è utile o necessario, anche il difficile sia in gara che nell’allenamento

- non offre inutili dimostrazioni di "carattere" per convincere se stesso e gli altri di non avere paura

- sa collaborare e mettersi al servizio del compagno meno dotato, perché ha chiaro che è più utile il vantaggio collettivo della ricerca di gloria personale

-preferisce giocare, invece di mostrare o roteare i muscoli.

In altre parole, chi li ha fa al meglio tutto ciò che la situazione richiede, impiega tutte le risorse senza calcoli ed è sempre all'altezza delle proprie possibilità, tante o poche che siano.

E chi no

Quando vediamo un invasato che non bada ai rischi propri e dell’avversario, fa dichiarazioni roboanti o si gloria delle ferite, non pensiamo che abbia carattere, perché cerca solo di dimostrarlo.

Piace al pubblico, ma rende solo se azzoppa o intimorisce l’avversario, perché

-usa un’aggressività, e magari anche una violenza, fini a se stesse a spese delle qualità tecniche,

-si sa solo ripetere, perché per essere creativi e tentare soluzioni originali occorrono lucidità e coraggio

-ha una visuale limitata, perché dedica tutta l’attenzione all’avversario da neutralizzare

-non si confronta sull’abilità e cerca soluzioni estranee al gioco, perché è convinto di non valere, e quindi non impara dall’avversario

-per paura di soccombere, cerca di creare una situazione estranea al gioco, ma così non migliora.

Come per gli sport di fatica estrema, dove il doping è quasi una necessità per non restare esclusi, si dice chi non ha i mezzi degli altri si deve arrangiare, ma è davvero così? Siamo sicuri che, se invece di insegnare e permettere anche ai bambini i mezzi più estranei al gioco, andiamo a scoprire e valorizzare quella parte di talento che ognuno ha, non avremmo ragazzi che sanno anche giocare?