Sviluppo

L’abilità e la buona coordinazione motoria consentono al talento di prevalere sui coetanei nel gioco.

Questo positivo collaudo delle proprie capacità contribuisce a fargli superare più agevolmente i naturali disagi e sentimenti d’inadeguatezza e inferiorità propri dell’infanzia.

Se, però, non è sostenuto da influenze educative corrette, questo collaudo spesso diventa un fattore di squilibrio evolutivo che può stabilizzarsi fino a diventare definitivo.

Può, per esempio, portare il bambino, e poi il giovane, a considerarsi il soggetto che si differenzia e condiziona e, di conseguenza, a porsi in una posizione di superiorità che impedisce di vivere rapporti paritari, e quindi produttivi, con l’ambiente. o a privilegiare i settori nei quali può prevalere, che permettono una posizione più rassicurante nei confronti dell’ambiente, ma gli fanno evitare situazioni più impegnative nelle quali non dispone di un vantaggio iniziale, e così trascurare altre possibilità di auto valorizzazione. Inoltre, il talento può far valere queste pretese nello sport, mentre gli altri campi, specie se culturalmente più evoluti, gli procurano reazioni che chi non conosce le proprie giuste misure ha difficoltà a sostenere.

In questo periodo, la posizione della famiglia lo può predisporre a molti atteggiamenti che diventeranno stabili nella vita adulta. Per esempio, un clima familiare che lo sopravvaluta e lo libera da ogni problema, dovere e incombenza perché si dedichi totalmente allo sport, non lo allena a fare da solo e lo predispone a essere insicuro e sempre dipendente.

Un clima che usa “metodi duri” o lo sottovaluta per stimolarlo a reagire, mette in dubbio le sue capacità, lo sconsiglia a mettersi alla prova e ad avventurarsi dove lo potrebbe portare l’ingegno per paura di fallire. E quindi lo porta a non sperimentarsi e tentare il nuovo, e lo dispone a essere un adulto privo di coraggio e un esecutore che si limiterà a eseguire.

Uno che gli erige intorno un fortino perché nessuno lo possa disturbare nel percorso verso la gloria, lo giustifica sempre, attribuisce i suoi insuccessi alla cattiveria e all’incapacità degli altri e gli impedisce lo sviluppo di rapporti costruttivi con l’ambiente, lo abitua a difendersi, e quindi a non acquisirne i contributi, e a manipolare la realtà a proprio vantaggio piuttosto che a farla evolvere.

Infine, uno che prospetta solo traguardi prestigiosi, oltre che portarlo a subire sconfitte che non sa tollerare, lo obbliga a misurarsi sempre e a voler prevalere, e così a perdere i contributi degli altri in un periodo in cui il bambino ha, invece, necessità di imparare da tutti.

In un clima famigliare armonico, nel quale prevale un orientamento positivo nei confronti dell’ambiente, i rapporti sono fondati sul riconoscimento reciproco, le valutazioni sono obiettive e si lascia spazio all’iniziativa, invece, sviluppa un orientamento positivo con l’esterno, e struttura lo stile di vita su un miglior equilibrio personale e sulla capacità di valutare in modo realistico le proprie forze e le difficoltà che deve affrontare.

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