Sviluppo

L’intervento nella formazione non consiste nell’affrontare il singolo problema del giovane o limitarsi a proporre dei correttivi ai condizionamenti negativi dell'ambiente.

Non sarebbe possibile ma, soprattutto, non si vanno a fare delle terapie, perché si opera su ragazzi sani, e l’obiettivo non è uniformare tutti a un modello, ma operare per portare ognuno a sviluppare il modello personale che gli è possibile per le sue qualità.

La sintesi dell'intervento educativo, quindi, non può che essere la completezza della persona nella sua unicità, in altre parole un'identità stabile che nello sportivo non è vincolata agli obiettivi raggiunti o a quelli possibili e a ciò che si può fare per raggiungerli. Ed è chiaro che l'educatore, nello sport, deve raggiungere conoscenze e metodi che gli permettano di agire su ognuno in modo diverso nei vari momenti dello sviluppo.

Vediamo come cambiano l'individuo e le sue motivazioni.

Lo sviluppo procede per stadi successivi, caratterizzati da ben precisi ritmi e momenti di maturazione. Per gli aspetti che possono riguardare lo sport, rileviamo che lo sviluppo del giovane non è spontaneo, ma dipende dall'ambiente e da quanto si sa fare in ciascuno stadio per preparare quelli successivi: nel senso di favorirli, ma anche con l'attenzione a non creare un blocco nello sviluppo. Non possiamo trattare il bambino come un adulto in miniatura, solo aggiustando le dosi. Il bambino è del tutto diverso dall'adulto e ha bisogno di un trattamento specifico. Ad esempio, serve a poco "parlargli", mentre è indispensabile fare insieme e lasciarlo fare, soprattutto giocare.

Il bambino vive qui e ora, segue la fantasia, ma non la sa indirizzare verso obiettivi futuri. Solo verso la fine dell'infanzia inizia a rispettare le regole del suo gruppo, cooperare e fare qualcosa per domani. Non ha senso, quindi, sottoporlo a una specializzazione che gli impedisce addirittura di scoprire il talento di cui dispone.

È interessato dal gioco, dal piacere che ricava in ogni singola azione, dal poter vedere che le sue abilità si affinano e lo mettono a suo agio nei confronti dei coetanei o dal poter scoprire nuovi strumenti per padroneggiare la situazione. Possiede tutte le motivazioni per impegnarsi e migliorare, e quindi evitiamo di investirlo con aspettative che non lo interessano e di usare stimolazioni che non hanno efficacia o, peggio, possono confonderlo e scoraggiarlo.

Vuole vincere in maniera diversa dall’adulto: la vittoria è un piacere che si esaurisce subito, senza lasciare rammarico o rancore, perché l’avversario è un compagno di gioco e mai un nemico da sconfiggere e umiliare. Chiedergli “rabbia” e “cattiveria” o incitarlo a un’aggressività lesiva è un controsenso che lo limita, perché va contro la sua stessa natura.

Vuole giocare e non lavorare, e non tollera la fatica senza piacere e divertimento. A differenza di un muscolo, che con lo sforzo e la fatica si ipertrofizza, la mente sollecitata troppo o male esaurisce entusiasmo e motivazioni, e il bambino si annoia e si stanca e smette.

Oggi ci lamentiamo di un bambino apatico, privo di entusiasmi e ribelle alle regole. E allora gli parliamo di doveri e di sacrificio, ci aspettiamo che s’impegni perché lo sopravvalutiamo e gli prospettiamo futuri radiosi oppure lo vogliamo interessare cercando di fargli imitare il gesto del campione, ma il bambino cerca solo ciò che lo soddisfa o, al contrario, non lo annoia o lo stanca. Lo stesso vale per l'insegnamento e la specializzazione precoci e intensivi, che gli impongono un apprendimento passivo e vie obbligate a spese di altre esperienze e sperimentazioni, mascherano qualità che hanno bisogno di libertà per esprimersi e ignorano motivazioni e stadi di sviluppo che vanno rigorosamente rispettati. È inutile e scoraggiante, quindi, chiedere quando mancano ancora le conoscenze, le abilità, la resistenza e tutti i requisiti necessari per capire e applicare. Ma, soprattutto, quando mancano ancora le motivazioni per fare un "lavoro", cioè un'attività che darà frutti e risposte positive solo in tempi successivi.

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