Formazione

L'allenatore che si accontenta della vittoria o di evitare la sconfitta.

La vittoria è motivazione essenziale dello sviluppo, ma con i giovani una partita giocata solo per vincere è un'occasione persa. Perché?

La prima considerazione riguarda l'apprendimento e la scoperta e lo sviluppo delle qualità del talento. Se conta solo la vittoria, si impara e si utilizza solo ciò che serve per vincere subito: lecito o illecito, e utile al momento, ma non sempre per il futuro. Si nega ai giovani la possibilità di sperimentarsi e imparare anche di là del risultato, che è il modo di scoprirsi del talento. E, intanto, non s'insegna a superare ciò che è già raggiunto e a scoprire e sviluppare ciò che, in ogni fase dello sviluppo, è solo potenziale. In pratica, per arrivare fin dove consente la dotazione occorre imparare da ogni gara, altrimenti non si sviluppa il desiderio di migliorare e valutarsi per il proprio rendimento, che è la più potente motivazione dello sport.

La seconda considerazione interessa i limiti che impone un obiettivo così modesto. Fa regolare l'impegno e l'iniziativa sulla forza dell'avversario, che può essere limitata, e non sull'abitudine a impiegare sempre le forze a disposizione, che è meno faticoso e ripara meglio dalle crisi e da tanti scadimenti di forma. Chiede di usare solo gesti collaudati e non esposti all'insuccesso: sembra una scelta logica, ma trasforma il gioco in un mezzo, e non in un obiettivo. È un grosso freno all'uso del proprio talento. Non dilunghiamoci, ma consideriamo che il talento ha bisogno di scelte immediate e impreviste e di situazioni che obblighino a tentare il nuovo, condizioni che in una partita giocata solo per vincere sono addirittura pericolose.

La terza, si usano stimoli che ottengono effetti contrari. L'allenatore ancora convinto che per stimolare impegno si debba raggiungere una specie di furore agonistico. Opprime con attese troppo angosciose che abbattono la sicurezza, che è il più forte stimolo a giocarsi tutto per vincere. Esalta la forza dell'avversario per dare maggiore combattività, ma così stimola la paura di perdere e, dunque, solo a difendersi dall'errore e dalla sconfitta.
La quarta, che la mente ha potenzialità immense, ma anche una propria logica, ed è molto delicata. Per arrivare al top del rendimento ha bisogno di un'attivazione che non superi il livello ottimale, altrimenti diventa ansia che paralizza o furore agonistico confuso che chiama in causa i livelli emotivi e istintivi, ma non la lucidità, la creatività, l'iniziativa e l'invenzione del nuovo.

Il discorso sembra incomprensibile? Mettiamoci al buio, nel silenzio e con gli occhi chiusi, e pensiamo alla nostra partita più bella, all'esame da trenta o un momento di gioia intensa. Avevamo paura o erravamo entusiasti e impazienti di giocare? Pensavamo che avremmo commesso errori e non ai gesti più belli che avremmo fatto? Se ci riusciamo, ci rendiamo conto che, per creare queste condizioni, non abbiamo fatto cose particolari o, meglio ancora, non abbiamo fatto nulla, perché una mente libera sa cercare da sola le condizioni che le sono più utili. E ricordiamo anche che il coraggio deriva dalla sicurezza, e quando qualcuno cerca di darcelo, ci fa capire che ci manca.

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster