Formazione

Gli errori non sono tutti uguali e ci sono quelli facili da risolvere. chi, dopo essere stato ammonito a non ripeterlo, lo compie ugualmente a svantaggio della squadra, esce. Stessa soluzione per chi boicotta i compagni o vuole sfidare l’allenatore.

Chi fa proposte di gioco avventate, magari per troppa frenesia o perché crea soltanto per sé, va disciplinato. È un ostinato, che giocherà quando avrà capito, oppure un creativo che gioca da solo. Avviene soprattutto quando non c’è collettivo, e i giocatori non si conoscono o si limitano a eseguire. In questi casi, l’allenatore cerchi di trovare le soluzioni e risolva gli errori insieme alla squadra, e senza timori di perdere ruolo. Sarà il saggio che frena i voli di fantasia, completa quando è necessario e, alla fine, porta dove è più utile. E l’azione è costruita da tutti, così che un’altra volta sarà più facile prevederne e deciderne gli sviluppi in campo.

Chi commette l’errore occasionale, magari una svista o non avere intuito una soluzione più favorevole, non va rimproverato. Lo stesso consiglio vale anche per allenatori di grosse squadre che si scompongono in gesti di disapprovazione, se non di spregio, perché l’umiliazione non aiuta certo a giocare meglio. Non si dice di fargli l’applauso, ma di cercarne le cause. Innanzitutto, c’è da chiedersi se non fosse troppo teso, perché la tensione riduce l’attenzione e lo spazio di campo controllabile e si ragiona per evitare l’errore. in questo modo si rallenta l’azione o, addirittura si annullano gli automatismi e, intanto, l’opportunità sfuma.

Infine, c’è l’errore utile. Un giovane non dovrebbe sbagliare forse perché si teme ancora l’autonomia. Molti la considerano anarchia, ma è il tratto del carattere che porta a non commettere errori. Chi l’ha conquistata conosce se stesso e ciò che fa, ha acquisito sicurezza, trova e propone soluzioni originali e creative, non ha paura di sbagliare, agisce in direzioni utili e non è da controllare, perché lo fa da solo.

Riportiamo un’esperienza ripetuta tante volte in una squadra nella quale si faceva lavorare la testa per usare meglio le gambe. Nella partita un giocatore fa una proposta di gioco che sembra incomprensibile. Poiché criticarlo in campo è più dannoso che inutile, se ne parla tutti insieme finita la partita o anche il giorno dopo. L’artefice dell’iniziativa spiega come ha interpretato la situazione, che cosa voleva fare, la risposta che si aspettava dai compagni e perché non vi è riuscito come avrebbe voluto. Dalle osservazioni, si è visto che, in pochi minuti, qualcuno era già intervenuto dichiarando che cosa avrebbe potuto fare se avesse colto la proposta, e alla fine partecipavano tutti. Si arrivava a capire che cosa non era stato fatto dalla squadra e come si sarebbe potuto agire se si fosse capito che dietro l’errore vi era una proposta che non è stata colta e sarebbe potuta diventare uno schema di gioco originale.

Un’operazione così semplice ha anche altri effetti. Il giocatore si rassicura di essere creativo e cancella inutili paure, la squadra si abitua a rispondere alle proposte dei singoli e l’allenatore può capire se ha trasmesso un'idea troppo complessa o incompleta che non è stata capita. L’analisi dell'errore, quindi, allena alla critica e alla scoperta di altre possibilità, e lo trasforma da un evento che sarebbe potuto diventare un freno, in una rassicurazione e in una soluzione creativa che diventa patrimonio del collettivo.

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