Formazione

Con gli allievi è giusto mantenersi distanti o è meglio avere rapporti più aperti e meno rigidi? La confidenza non è un rischio?

Si può essere chiusi, introversi o magari scorbutici per carattere, e in questi casi conviene almeno sforzarsi per stabilire un contatto, mentre l’intenzione di mantenersi distanti per non appagare, intimorire o dare carattere è un errore che produce soltanto conseguenze negative. Senza rapporto, l’insegnamento può anche essere scrupoloso, ma resta un’applicazione fredda di teorie e l’imposizione di ordini che non stimolano interesse e non motivano a partecipare. La rigida osservanza dei ruoli, infatti, non consente di scoprire e utilizzare le idee, le capacità, i caratteri e le motivazioni di ognuno, e quindi non consente a chi insegna di acquisire contributi dall’allievo e, di conseguenza, di far evolvere l’insegnamento. Se una formazione rifiuta che gli allievi abbiano voce in capitolo sulle cose che li riguardano e si limita all’attesa di un assorbimento passivo, resta addestramento che non esercita gli effetti di un’educazione, perché non influisce sul carattere, non offre modelli da imitare e non raggiunge i livelli più elevati dell’intelligenza.

Oggi, però, è più facile avere a che fare con un giovane che non accetta più di essere un esecutore o un succube, e allora è difficile che la mancanza di rapporto resti solo una distanza che non permette di comunicare. Abbiamo il giovane che resterà un seguace passivo, incapace di produrre idee e iniziative e sempre in attesa di qualcuno che continui a guidarlo. Quello che non acquisirà i tratti adulti ciò che una vera guida potrebbe trasmettere. E quello che si ribellerà, perché un giovane, specie se creativo, troverà modi propri per imporre la propria presenza. Senza rapporto, è difficile insegnare, correggere, aspettarsi precise risposte e rinunce, far acquisire esperienze o chiedere collaborazione e modi adulti e adeguati. I giovani non sono motivati a rispondere, poiché si sentono trattati come materia su cui lavorare, e intanto vogliono dire la loro ed essere importanti, ma lo fanno male. E allora devono essere frenati, ma si ribellano e cercano la provocazione, le iniziative non misurate o il rischio, per dimostrare che contano. Non potendo sviluppare rapporti adulti, continuano a comportarsi da bambini, oppure si adattano, ma con risultati ugualmente deludenti, perché chi li guida non si presenta e offre come figura autorevole, disponibile e consapevole della propria posizione senza bisogno di difenderla o di esercitare il comando sotto forma d'imposizione.

Perché un istruttore resta distante da un allievo? C’è chi crede che un rapporto troppo stretto significhi consolarlo invece di punirlo o limitarsi a sollecitarlo a un maggiore impegno quando ha sbagliato o non ce l’ha fatta a vincere. Chi ha paura che, riducendo le distanze e allentando i toni autoritari, l’allievo gli possa prendere la mano, imponga una libertà senza limiti e controlli, o magari anche una vera anarchia, reclami di far valere opinioni infondate o imponga desideri o pretese non compatibili con la formazione. Chi confonde ancora un ordine freddo con una richiesta che un giovane non può rifiutare, teme di annacquare il carattere invece di fortificarlo facendogli provare le durezze della vita, o di perdere il rispetto e non potersi più imporre.

Quest’atteggiamento dell’allenatore significa avere paura di perdere autorità e di non poter più impartire ordini precisi, e che gli allievi perdano rispetto nei suoi confronti. O di non essere abbastanza freddo per gestire una situazione in cui non può imporsi anche con la durezza. Ha ragione, perché l’allievo che non si ritiene considerato per i suoi meriti, è trattato da succube, non è stimolato a fare insieme e vede che le sue idee sono ignorate o non rispettate, difficilmente fa la propria parte, mentre è facile che tenti di eludere anche le richieste legittime.

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