Educazione

La percezione. Educhiamo i nostri figli a fare il loro corso della vita seguendo determinate griglie/binari riconosciuti, approvati dalla cultura/società.

Lo riporta anche Alessandro Baricco nel libro EMMAUS: “Siamo molto normali, non è previsto un altro piano che essere normali, è un’inclinazione che abbiamo ereditato nel sangue”. Per generazioni le nostre famiglie hanno lavorato a limare la vita fino a toglierle ogni evidenza – qualsiasi asperità che potesse segnalarci all’occhio lontano. (1)

Capita di avere delle potenzialità, stati di consapevolezza, possibilità ben nascoste, ma fortunatamente alcuni, per caso o per una loro forte determinazione, riescono a sperimentare una percezione fuori dal normale che porta a una maggior consapevolezza e a scoprire il proprio potenziale. Questo può accadere grazie ad incontri con persone definite straordinarie, che hanno facoltà, possibilità di trasmettere i loro saperi e le loro conoscenze a persone che ritengono possano apprendere questi altri modi di vivere un’esistenza.

Generalmente, l’uomo “comune” (se vogliamo usare questo termine) seleziona i suoi pensieri. È stato abituato a non pensare in tutta libertà, e perciò, ogni volta che ha dei pensieri, opera una scelta e ne censura una parte. Seleziona e censura anche le immagini che gli vengono in mente, i sentimenti che compaiono nella sua vita emozionale, i desideri che nascono dalla sua sessualità e le necessità che esprime il suo corpo. Si limita da tutti i punti di vista: mentale, emozionale, sessuale e corporale, innalzando barriere capaci di proteggerlo da tutto ciò che è nuovo e che incontra a ogni passo. Si appropria delle stesse barriere che altri gli hanno imposto.

Rimaniamo nello stato dell’uomo comune per paura di venire a conoscere tutto ciò che è troppo basso o troppo alto dentro di noi. Ci isoliamo in ciò che è permesso, e rifiutiamo il resto pensando che non faccia per noi. Tuttavia, questo ci appartiene in tutto e per tutto, ed è proprio ciò che costituisce la nostra ricchezza.

Una persona “comune” non cambia mai nel corso di tutta la sua vita. Non cambiare è la sua caratteristica principale… salvo che non gli capiti un incidente. L’incidente è il suo dio privilegiato, la sua grande avventura”. (2)

Carlos Castaneda, studioso, antropologo, interessato alla scoperta del mondo e di più mondi, afferma in un’intervista: “Secondo la visione degli antichi veggenti, l’essere umano è essenzialmente una creatura la cui prima ragion d’essere consiste nel percepire. La percezione è il senso della vita, è su di essa che si fonda e prende forma la realtà. Il problema è che l’essere umano si è ridotto a percepire un’unica realtà, quando invece fu creato per percepire e per vivere anche in altre realtà, in altri mondi, sviluppando così il proprio essere in un continuo processo evolutivo”. (3)

Secondo Castaneda la percezione ordinaria ci racconta solo una parte della verità. “La percezione ordinaria non ci rende consapevoli dell’intera verità. Vi è ben altro di là del semplice transitare sulla terra, del nutrirsi e del riprodursi”, “Il buon senso non è altro che la risultante di un lungo processo educativo che ci impone quale unico strumento di verità la percezione ordinaria. L’arte della stregoneria consiste proprio nell’imparare a smascherare e distruggere questo pregiudizio percettivo”.

Castaneda afferma come la fenomenologia gli abbia offerto la struttura teoretico-metodologica cui è ricorso per apprendere gli insegnamenti di don Juan.

Secondo questa disciplina, l’atto del conoscere dipende dall’intenzione, non dalla percezione. Quest’ultima è sempre soggetta alle mutazioni storiche, vale a dire alla conoscenza acquisita dall’individuo che, inevitabilmente, si trova a vivere in una determinata cultura.

“Il compito che don Juan mi aveva affidato”, dice, “consisteva nell’incrinare, a poco a poco, i pregiudizi percettivi, fino ad arrivare a una loro completa rottura”. La fenomenologia “sospende” il giudizio e pertanto si limita alla descrizione del puro atto intenzionale.” (3)

“L’altro mondo – cui don Juan aveva accennato fin dal nostro primissimo colloquio – era sempre stato solo una metafora, un’oscura maniera per etichettare una qualche distorsione percettiva, o al più un modo di alludere a qualche indefinibile stato dell’essere. Benché don Juan mi avesse fatto percepire indescrivibili caratteristiche di quel mondo “di la”, non potevo considerare le mie esperienze altro che un gioco della percezione, un inganno dei sensi, una sorta di miraggio che lui, don Juan, mi aveva procurato, o mediante delle erbe psicotropiche, o con altri mezzi che non potevo comprendere razionalmente. Ogni volta che ciò era accaduto, io mi ero consolato all’idea che l’unità dell’io” che mi era familiare fosse stata solo temporaneamente spiazzata. Inevitabilmente – non appena ripristinata quell’unità – il mondo tornava a essere un santuario inviolabile per il mio “io” razionale.” (4)

Ancora Castaneda: “Ti ho ripetuto migliaia di volte che essere troppo razionale è un handicap. Gli esseri umani hanno un senso della magia molto profondo. Noi facciamo parte del misterioso. La razionalità è solo una vernice superficiale. Se grattiamo quella superficie, sotto troviamo uno stregone. Tuttavia alcuni di noi hanno grandi difficoltà ad arrivare sotto lo strato superficiale, mentre altri lo fanno con facilità estrema”. (5)

A proposito di altre realtà, soprattutto nell’ambito di culture altre, voglio citare Alejandro Jodorowky, che tra le tante esperienze considerate fuori dalla normalità quotidiana ha sperimentato un modo di curare abbastanza inusuale: “Un amico mi aveva parlato della famosa Pachita, una donna di ottant’anni che la gente veniva a consultare anche da molto lontano nella speranza di essere curata.

Pachita faceva distendere il paziente su un lettino, sempre illuminato da una candela, perché, secondo lei, la luce elettrica poteva arrecare danno agli organi interni. Poi indicava il punto del corpo che avrebbe “operato”, lo circoscriveva con del cotone e vi versava un litro di alcol. L’odore si propagava per tutta la stanza: sembrava di essere in una vera sala operatoria. La guaritrice era sempre accompagnata da due assistenti – spesso uno ero io – e da una mezza dozzina di adepti ai quali era categoricamente proibito accavallare le gambe, incrociare le braccia o le dita, per facilitare la libera circolazione dell’energia. In piedi al suo fianco, l’ho vista “cambiare il cuore” a un paziente, cui sembrava aver aperto il petto con le mani facendone fuoriuscire il sangue… Pachita mi obbligò a mettere la mano nella ferita: palpavo la carne lacerata e ritiravo le mie dita insanguinate. Da un barattolo di vetro che aveva di fianco, ho estratto un cuore arrivato chissà da dove – dal “deposito” o dall’ospedale – che lei “trapiantava” magicamente nel malato: non appena lo appoggiava sul petto, il cuore spariva all’interno, come risucchiato dal corpo. Questo fenomeno di “aspirazione”, o risucchio, era comune in tutti i suoi trapianti: Pachita prendeva un tratto d’intestino che, non appena posato sul corpo del paziente, spariva al suo interno. L’ho vista aprire una testa e introdurvi le mani.”

“Non oserei dire che le manipolazioni di Pachita fossero vere e proprie operazioni; ma non posso neppure dire che non lo fossero… E, alla fine, sono arrivato alla conclusione che non ha importanza. Le domande di questo genere ci preoccupano perché crediamo in un mondo “obiettivo”, perché la nostra mentalità moderna si autodefinisce razionale. Pretendiamo sempre di assumere il ruolo di spettatori distanti di un fenomeno che supponiamo essere esterno, i cui meccanismi devono essere chiaramente delineati. Nella mentalità “sciamanica”, al contrario, questo tipo di dilemma non si pone. Non esistono né un soggetto osservatore né un soggetto osservato, esiste solamente il mondo, sogno formicolante di segnali e simboli, campo d’interazione nel quale confluiscono forze e influssi molteplici. In questo contesto, tentare di stabilire se le operazioni di Pachita fossero “reali” o meno, non ha senso. Di quale realtà stiamo parlando? Nel momento in cui penetri nel campo magnetico della guaritrice, entri nella sua realtà e lei nella tua, entrambi seguite un’evoluzione all’interno di una realtà in cui le tecniche di guarigione si rivelano operative. E il fatto è che molte persone sono realmente guarite! D’altra parte, attenendomi al punto di vista cosiddetto “obiettivo”, non sono mai riuscito a scoprire il trucco, nonostante fossi stato al suo fianco ore e ore, settimana dopo settimana… Comunque sia, non si può non riconoscere che Pachita fosse geniale. Se il suo era teatro, che grande attrice! Se era illusionismo, quella donna è stata la più grande illusionista di tutti i tempi! E che psicologa…” (6)

Si tratta di quel tipo di esperienza che riesce a elevare la consapevolezza. 

 

  1. A. Baricco, EMMAUS, Milano, Feltrinelli, 2009: 15.
  2. A. Jodorowsky, Il dito e la luna, Milano, Mondatori, 2006: 92-93.
  3. Si vive solo due volte: interviste a Carlos Castaneda, Roma, Stampa alternativa, 1997, (Già pubbl. in: Details magazine, Mutantian e Magical bland). - Trad. di Roberto Fedeli, Matteo Guarnaccia.
  4. C. Castaneda, Il secondo anello del potere, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1990: 301-301
  5. C. Castaneda, Il potere del silenzio, Milano, Rizzoli, 2001: 184.
  6. A. Jodorowsky, Psicomagia, Milano, Feltrinelli, 1997: 85.

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