Educazione

Lei dice che il calcio educa, ma com’è possibile che correre dietro a un pallone possa fare ciò che tante volte non è possibile alla famiglia e alla scuola? E che cosa rimarrà dopo?

Il gioco del calcio, come tutto lo sport, ha ciò che serve per sviluppare la personalità e il carattere.

In modo sintetico possiamo dire che è educativa una condizione che prepara già nel bambino quella che sarà la vita dell'adulto. Ma non prepara solo a saper fare. Non si limita, cioè, a fornire degli schemi funzionali, ma prepara il bambino a esercitare tutte le prerogative che sono proprie della vita dell'adulto. Come la capacità di pensare, criticare, scegliere, decidere, creare, evolvere, programmare o progettare dentro limiti e norme che garantiscano la funzionalità personale e collettiva o, in sintesi, a essere autonomo e responsabile.

Come può il calcio trasformarsi in uno strumento educativo così complesso e sofisticato? Prima di tutto, perché piace. Può, quindi, educare con il gioco, che non ha bisogno di altre motivazioni per catturare l'interesse e l'attenzione. Ma sono anche altre e più specifiche le potenzialità adatte a uno sviluppo globale di chi pratica lo sport.

Di quelle che agiscono sullo sviluppo fisico e tecnico, esiste una vasta letteratura, mentre manca un'uguale attenzione verso quelle che influiscono di più sullo sviluppo della persona.

Lo sport, ad esempio, allena all'autonomia, alla libertà e alla responsabilizzazione, poiché ha regole dentro le quali il giovane può esercitare tutta la creatività e l’iniziativa, e pretende che siano sempre rispettate e nessuno si possa sottrarre ai compiti e ai doveri che gli spettano.

Sviluppa la socializzazione e abitua a cooperare, poiché il collettivo è la condizione che raccoglie i contributi di tutti e pretende che ognuno si sappia mettere al servizio degli altri.

Allena all’iniziativa e al coraggio, poiché forma uno sportivo che sa agire anche senza essere guidato, si mette alla prova anche quando potrebbe andare incontro a un insuccesso, mette in campo tutte le risorse e non ha bisogno di essere violento o temerario per far vedere che non ha paura.

Insegna a pensare, valutare e proporre, poiché chiede e permette a ognuno di portare i propri contributi di idee e iniziative.

E, infine, chiama il genitore a partecipare, ma intanto gli offre gli strumenti e le conoscenze perché sia sempre uno stimolo positivo.

Lo strumento educativo più importante, quindi, è l'allenatore poiché, in qualsiasi situazione e nel bene come nel male, l’adulto che cura l'evoluzione di un giovane diventa la traccia e il modello da seguire. Il carattere e lo stile di vita, con le loro impronte caratteristiche e definitive, infatti, iniziano nel bambino e si rendono concreti nell'adulto. E ciò che di positivo o negativo trasmette l'allenatore lo troveremo in seguito nel comportamento dell'adulto.

Ricordiamo, poi, che nello sviluppo vi sono momenti magici nei quali il giovane scopre e sviluppa qualità e caratteri strettamente individuali che in seguito non saranno più recuperati.

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