L'educatore sportivo deve trasmettere conoscenze, essere consapevole dei propri limiti, portare l'allievo alla completa formazione fisica, tecnica, psicologica.

Educazione

Educare vuole anche dire trasmettere conoscenze e modi corretti, ma l'educatore deve avere anche altri caratteri.

Il concetto dello sport come strumento educativo è stato sviluppato molti anni fa al Torino Calcio, e da allora è stato adottato in molti settori dello sport, ma è stato riferito soprattutto al comportamento corretto e “umile”, alla trasmissione di informazioni e all’insegnamento.
Innanzitutto, sa di dover essere un educatore, e cerca le conoscenze e i modi essenziali per esserlo. Ricordo un insegnante che si diceva gravato da tanti doveri e di non avere tempo per interessarsi anche dei problemi di suoi scolari. Non si può fare solo il compitino e limitarsi a trasmettere conoscenze e dare indicazioni. L’educatore, sia genitore, insegnante, allenatore o chiunque abbia a che fare con i giovani, deve sapere di essere un modello che è imitato. Non può sbagliare, perché trasmette sempre anche il proprio modo di essere adulto, e sta a lui essere modello positivo o negativo.
È una figura stabile e coerente nei caratteri generali, ma capace di adattarsi all’età e ai caratteri degli allievi e di evolvere insieme alla loro crescita. Prepara, quindi, la vita adulta già nel bambino, perché il carattere e lo stile di vita iniziano lo sviluppo dalla nascita. Le esperienze e i modelli dei primi anni sono assunti senza critica e, se sono incompatibili con la vita adulta, dovranno essere corretti.

Conosce gli effetti dei propri interventi, e possiede e sa interpretare tutte le conoscenze che trasmette, perché non è un semplice esecutore. È consapevole dei propri limiti e li riconosce per poterli correggere, perché è un punto da raggiungere e superare, ma è sempre pronto e creativo per non essere raggiunto.
Come opera? Ha il massimo di autorità e non ha bisogno di imporla, perché sa ottenere senza bisogno di comandare, ma sa accettare che la sua presenza sia necessaria soltanto quando i suoi apporti sono indispensabili. È, quindi, un esperto da consultare per avere i contributi per scoprire le soluzioni da soli. Agisce sulla personalità per formare un adulto libero, e non un puro esecutore. Per questo, lascia tutto lo spazio alla creatività e all’iniziativa, ma esige che l’allievo si assuma tutte le responsabilità delle proprie azioni. Dove e quando è il caso, quindi, decide e pretende che nessuno esca dalle norme che regolano la funzionalità e il rendimento della squadra.

Sul pratico, opera per portare l’allievo alla completezza fisica, tecnica, psicologica e intellettiva, e quindi al livello personale e sportivo che gli è consentito. E quindi lo aiuta a scoprire tutte le proprie potenzialità e risorse, e poi a svilupparle nella misura consentita alla sua dotazione. Per questo, accetta le opinioni dell’allievo ed è pronto a modificare le proprie; non motiva con parole o manipolazioni, ma lasciando partecipare e decidere; valuta le intenzioni e gli sforzi prima che le realizzazioni concrete; o, ancora, crea le condizioni affinché partecipi con contributi personali e arrivi a saper utilizzare da solo modelli di comportamento adeguati fuori e dentro lo sport.

Ti potrebbe interessare anche:

Ti è piaciuto questo articolo?

Forse vuoi leggerne altri... Ecco alcuni articoli che hanno un argomento simile:

Tehethon

banner poster