Etica e Sport

Tutte le settimane accogliamo storie di persone che danno un senso alla loro vita aiutando il prossimo. Non è pietismo, è partecipazione.

Oggi Sette racconta la scelta di un commercialista che vende la sua attività e si trasferisce in Zambia.

Con un progetto che richiede collaborazione e aiuto. E allora si inventa un viaggio in bicicletta (di bambù) dal cuore nero dell’Africa fino alla Londra delle Paralimpiadi.

Una follia

Forse. O meglio un viaggio iniziatico che ha i contorni moderni di una Divina Commedia dove i gironi infernali vengono attraversati grazie alla collaborazione dei condannati. Come quando – leggiamo – alla fine dei quasi 600 km di strada sterrata tanzaniana, un anziano musulmano si china con fatica per raccogliere una grossa pietra che mi avrebbe ostacolato e la getta via sorridendomi: “Questo è il mio doping! Questa è l’Africa, dove troverai sempre qualcuno disposto ad aiutarti". È vero, l’Africa è una terra primordiale dove accanto a devastazioni disumane (le guerre etniche che conosciamo, gli abusi su donne e bambini) sopravvive un’innocenza quasi angelica.

Ricordo un episodio di trent’anni fa

Appena laureato, passai l’estate in una missione nel Nord dell’Uganda. Una domenica raggiungemmo un villaggio fuori dal mondo, dove due missionari pugliesi vivevano da vent’anni nelle capanne di una tribù Acholi. Fu un tuffo nel Neolitico. Questi due uomini, miti, santi, con una forza vitale immensa ci raccontarono una storia che sembrava uscita da un libro di fiabe. C’era un personaggio, tale Vittorione, che raccoglieva aiuti da aziende italiane, soprattutto oggetti e alimenti, e li portava in Africa. Passò per quel villaggio dove i missionari avevano costruito una chiesetta di terra e paglia. Avevano un generatore e un mulino (così lo chiamavano, ma doveva essere un’autoclave) che pompava acqua dal sottosuolo. Il mulino si ruppe e alla domanda di Vittorione: “Come vi posso aiutare?”, risposero: “Dacci un mulino, altrimenti le donne devono fare dieci chilometri a piedi per trovare l’acqua”. Vittorione non aveva un mulino ma un televisore e uno dei primi videoregistratori che donò loro, promettendo di tornare con la pompa. Insieme al televisore, c’era la cassetta Fratello Sole, Sorella Luna di Franco Zeffirelli. Con il generatore riuscirono a farlo funzionare per una settimana. Quegli uomini, quelle donne, quei bambini, catapultati dall’età della pietra a quella dell’immagine, assistettero prima impauriti e poi ridendo al film. Non capivano nulla, loro nudi in mezzo al fango, di uomini avvolti negli abiti medioevali della scenografia zeffirelliana. Ma alla scena in cui Francesco, davanti alla Chiesa, spogliandosi rinuncia alle ricchezze, la tribù smise di vociare e grandi lacrime sgorgarono dai loro occhi. Non capivano, ma sentivano. La stessa scena si ripeté il giorno dopo e il giorno dopo ancora. Questa è l’Africa, e più che l’Africa è l’uomo al suo stato naturale.

Tornando al nostro viaggiatore su una bici di bambù, sarebbe stato bello se fosse passato da Milano, un giorno qualsiasi, in piazza Tricolore, davanti alla mensa per i poveri dei Cappuccini. La fila si ingrossa ogni giorno, è sterminata. Non sono solo immigrati clandestini, molti sono italiani non più giovani. 

 

Per gentile concessione de Il Corriere della sera - EDITORIALE - Storie di tutti i giorni - di Pier Luigi Vercesi.

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