Etica e Sport

Una breve riflessione "Fair play" vuol dire "gioco leale". L'affermazione "chi gioca lealmente è sempre vincitore" ne è il principio base. Ciò significa rispetto delle regole e dell'avversario, accettazione dei propri limiti e della realtà, correlazione dei risultati sportivi all'impegno, capacità di affrontare la frustrazione, flessibilità negli obiettivi.

"Essere sportivi", nell'agonismo come nella vita, ha proprio questa accezione. Saper perdere, in una società che offre spazio solo a chi vince con qualunque mezzo, è un insegnamento pedagogico-filosofico-esistenziale importante, pressocché scomparso da ogni ambito educativo.
Il mondo dello sport è sempre più commercializzato e spettacolarizzato, così che l'etica e la sua funzione educativa-socializzante sono andate e farsi benedire.
La suddivisione filosofica cartesiana mente-corpo ha influenzato grandemente la cultura moderna occidentale, consentendo di privilegiare il corpo a scapito della mente che lo abita.

I corpi sono sempre più ossessionati dalla propria manutenzione, miglioramento estetico ed efficienza. Essi sono i principali destinatari dei messaggi pubblicitari e dei consumi, incentrati sull'equazione bellezza/giovinezza/ forma fisica.

Gli ambienti sportivi, ad ogni livello, non sono immuni da questa ottica e l'allenamento è spesso centrato esclusivamente sulla prestazione agonistica, trascurando la preparazione psicologica, mentale e relazionale dell'atleta. La frequenza delle condotte dopanti ne è un triste esempio.

Ricordiamo che gli atleti di alto livello sono frequentemente dei modelli per i giovani che si avvicinano allo sport ed hanno dunque una grande responsabilità.
Sappiamo che il gioco infantile è il precursore primario delle future attività sportive e costituisce un'"area intermedia" (Winnicott, D. W.(1971), Gioco e realtà, Roma, Armando 1974) fra il mondo interno cognitivo-immaginativo e quello esterno.

La prima educazione all'etica, cioè, in sintesi, al rispetto di ciò che è altro da sé, deve avvenire allora proprio nel gioco, per continuare poi nel contesto di ogni disciplina sportiva. 

Fair play e "sportività" significano infatti:

  • Rispetto delle regole del gioco.
  • Capacità di accettare la sconfitta e di metterla in relazione al proprio impegno, anziché attribuirla a variabili esterne.
  • Comportamento leale e dignitoso.
  • Rispetto delle differenze etniche, razziali, culturali, di genere sessuale, dell'aspetto fisico, opinione politica e religione dei propri eventuali compagni di squadra e degli avversari.

Ovviamente tutte le figure di riferimento, appartenenti ai contesti sportivi (dirigenti,allenatori, preparatori, medici e psicologi) dovrebbero attenersi a queste elementari norme etiche e farsene promotori attivi.

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