Disabilità

In collaborazione con Polisportiva VALLEDORA ALPIGNANO – Progetto unico in Piemonte “BASKET Metodo CALAMAI” rivolto a ragazzi e adulti diversamente abili. 

Premessa, La pallacanestro è uno sport di squadra, un gioco di gruppo dalla forte valenza comunicativa, relazionale e socializzante. La pallacanestro non è solo uno sport ma rappresenta uno strumento altamente educativo, particolarmente adatto e specifico nell'approccio con la disabilità mentale, grazie alle sue caratteristiche di gioco di squadra, che utilizza la palla per comunicare e punta al canestro per guardare in alto.

Lo strumento principale di cui si avvale è la palla e il rapporto che ogni persona stabilisce con essa. Diversamente dagli altri sport (nel calcio il pallone viene trattato con i piedi, nella pallavolo la palla entra in contatto con le mani dei giocatori ma solo per essere respinta) nel basket la palla invece la si può sentire, accarezzare, giocarci e da qui nascono sensazioni diverse e molteplici. La palla fa interagire, mette in contatto; il gioco della palla favorisce con piacere la comunicazione e il rispetto dei tempi e dei ruoli e rappresenta un importante momento di educazione ai tempi della relazione. La PALLA è un oggetto di COMUNICAZIONE e rappresenta L’APERTURA VERSO L’ALTRO.

L’altro strumento di cui si avvale il basket è il canestro, è posto in alto e stimola ogni giocatore a raggiungerlo, è stretto, è una difficoltà centrarlo ma anche un grande risultato riuscirci. Il CANESTRO rappresenta l’obiettivo da raggiungere ed è di forte gratificazione e soddisfazione riuscire a realizzarlo, rappresenta L’APERTURA VERSO L’ALTO.

La pallacanestro è un valido strumento educativo con la disabilità mentale, grazie alle tre aree concettuali di cui si costituisce: la pallacanestro come sport, la pallacanestro come gioco e la pallacanestro in quanto strumento di conoscenza, relazione, integrazione.

Lo sport della pallacanestro consente alla persona di migliorare la percezione di sé e del proprio corpo, di sviluppare le capacità ed abilità motorie individuali, di educare il controllo del proprio corpo e il movimento di esso nello spazio. Il gioco della pallacanestro, invece, stimola la persona ad esprimersi e a comunicare con l'altro attraverso il divertimento, il piacere del gioco collettivo, la condivisione dello spirito di gruppo e lo scambio emotivo.

Il basket  può anche essere uno strumento di conoscenza: la persona può scoprire sé stessa attraverso il possesso e il trattamento della palla, può scoprire il movimento e l'apertura verso l'alto attraverso il tiro a canestro, può scoprire l'altro, il compagno e il gruppo, attraverso il passaggio, la comunicazione della palla. La valenza relazionale e socializzante della pallacanestro si esplica attraverso il gioco di squadra, dove l'attesa, l'ascolto, il rispetto dei tempi e delle regole di squadra sono le basi per un gioco sport in cui la forza del gruppo è l'unica arma per vincere; eppure conoscere e farsi conoscere attraverso la pallacanestro, non si ferma alla possibilità di relazionarsi con il solo gruppo di appartenenza, quale la squadra, ma si apre alla possibilità di integrarsi, di interagire con il proprio territorio e con l'ambiente sportivo in generale, incontrando altre squadre e partecipando a manifestazioni sportive, campionati, tornei, eventi culturali che vedono la pallacanestro come protagonista.

Destinatari: Il progetto è volto alla formazione di due gruppi sportivi: uno composto da giovani diversamente abili di età compresa tra i 12 e i 21 anni e l’altro composto da adulti diversamente abili.

 

Obiettivo generale del progetto

Il macro obiettivo di cui si caratterizza il progetto è offrire la possibilità di un maggiore e migliore benessere socio-psico-fisico per i giocatori diversamente abili attraverso la partecipazione ad un’attività educativa e sportiva che si avvale di una metodologia d’intervento mirata ed adeguata alle capacità di ogni singolo individuo.

 

Obiettivi specifici

  • Favorire la socializzazione e l’aggregazione tra i partecipanti all’attività, stimolare le relazioni interpersonali tra i giocatori e potenziare il senso di appartenenza ad un gruppo.
  • Stimolare l’espressione e la comunicazione non verbale, offrire alla persona disabile la possibilità di utilizzare sistemi comunicativi alternativi, più liberi e diretti.
  • Stimolare l’integrazione e l’interazione del gruppo sportivo con il territorio d’appartenenza, creare collaborazioni con l’esterno.
  • Rinforzare le qualità individuali di ciascun soggetto, potenziare le abilità di ogni giocatore nell’ottica di una maggiore autostima ed autoefficacia, nello sport ed in genere.
  • Sviluppare e migliorare le capacità e le abilità motorie di ciascun giocatore, migliorare la percezione di sé e del proprio corpo, educare il controllo del proprio corpo e il movimento di esso nello spazio, vicino e lontano.
    • Acquisire una buona conoscenza della pallacanestro in tutte le sue forme, dal divertimento alle regole del gioco, dai fondamentali (palleggio, passaggio, tiro a canestro, ecc.) al gioco di squadra.

Modalità d’intervento

  • Favorire la socializzazione e l’aggregazione tra i partecipanti all’attività, stimolare le relazioni interpersonali tra i giocatori e potenziare il senso di appartenenza ad un gruppo.

Il concetto di gruppo fa parte dell'essenza stessa del gioco di squadra. Non si può praticare uno sport collettivo senza avere a che fare con questa realtà. Nel caso più particolare del basket con ragazzi diversamente abili, il gruppo-squadra è uno strumento fondamentale per il lavoro educativo poiché permette di sviluppare capacità relazionali e di integrazione. L'obiettivo in comune del canestro, della vittoria crea unione, partecipazione, collaborazione tra i giocatori. Il concetto di gruppo perde quindi la sua valenza tradizionale dello stare semplicemente insieme perché acquista il significato di squadra che condivide uno scopo da raggiungere, che accetta la diversità e accoglie le difficoltà e le problematiche dell'altro, rispettando tempi e bisogni diversi.

L'educatore sportivo ha il compito di fare forza sull'unione della squadra, sfruttare le potenzialità del gruppo, integrando le abilità di alcuni con le difficoltà di altri. La squadra si muove insieme verso una stessa direzione ma ogni giocatore ha tempi di apprendimento propri e diversi dagli altri per cui è importante valorizzare le qualità ed accogliere i limiti di ognuno nell'ottica di un gioco condiviso e cooperativo.

Stimolare l’espressione e la comunicazione non verbale, offrire alla persona disabile la possibilità di utilizzare sistemi comunicativi alternativi, più liberi e diretti.

La pallacanestro è uno sport particolarmente adatto al lavoro educativo con ragazzi diversamente abili perché è caratterizzato dal passaggio, uno strumento efficace per fare entrare in contatto tra loro persone diverse per problemi e per capacità fisiche e mentali.

La pallacanestro rappresenta una metafora della vita, così come il passaggio della palla ad un compagno non è altro che un primo, timido tentativo di dialogo con un altro. La comunicazione, verbale e non verbale, fatta di parole, di sguardi o di passaggi obbliga i protagonisti a conoscere i tempi e i bisogni delle altre persone: per passare la palla a un compagno il giocatore deve vederlo, deve capire che anche l'altro lo guarda, deve capire se è in grado di ricevere un passaggio forte o lento, alto o basso, battuto o diretto. In sostanza, deve conoscere l'altro, il che è difficile nel gioco come nella vita.

Per giocare con gli altri è ovviamente necessario rinunciare al possesso costante della palla, guardare fuori da sé, capire i propri compagni nelle loro esigenze. Il gioco di squadra spinge i ragazzi a comunicare, a collaborare, sfruttando la mediazione della palla, l'oggetto di scambio che permette a tutti di relazionarsi con l'altro, di dare e ricevere, nell'ottica di un cammino condiviso verso il canestro.

La pallacanestro favorisce con piacere la comunicazione, il rispetto dei tempi e dei ruoli e rappresenta un importante momento di educazione ai tempi della relazione. Il trattamento della palla rappresenta l'esperienza fondamentale della comunicazione umana: il rapporto con sé stessi e con gli altri; il gioco della comunicazione esercitato con l'oggetto palla predispone l'esperienza di comunicazione di parole e pensieri: prendere la palla è prendere la parola; passare e dare la palla è passare, dare la parola all'altro; aspettare il turno di gioco è aspettare il turno del dialogo; un lancio veloce con forza è una parola forte; un passaggio delicato è una parola dolce.

La palla può e sa mediare paura, timidezza, chiusura. L'altro attrae e intimorisce allo stesso tempo, ma questo timore è mediato e stemperato proprio dalla palla. Il lancio, il passaggio, rappresentano un apprendistato del dialogo; lo scambio della palla tra due ragazzi è una semplice modalità che predispone a un dialogo più evoluto. Il contatto diretto con l'altro è rimandato o per meglio dire anticipato tramite la palla.

Gli esercizi di passaggio hanno l'obiettivo di portare alla scoperta dell'altro da sé, attraverso la comunicazione che lo scambio della palla crea tra i giocatori. Le due regole alla base di ogni esercizio di passaggio e che ogni giocatore deve osservare sempre sono passare la palla a chi non ce l'ha e passare la palla solamente a chi la cerca con lo sguardo; i giocatori possono passarsi la palla in vario modo: restando seduti a terra o in panchina, strisciando il pallone sul pavimento, sul tavolo, sulla panca oppure rimanendo in piedi, battendola sul terreno o ancora lanciandosela direttamente in mano. La finalità di ogni passaggio è sempre la stessa, la comunicazione: fondamentale è come sempre adattare e modulare le modalità di passaggio alle capacità dei giocatori.

Stimolare l’integrazione e l’interazione del gruppo sportivo con il territorio d’appartenenza, creare collaborazioni con l’esterno.

Dal punto di vista sociale, lo sport rappresenta una forza integrante e socializzante in grado di inserire la persona in uno o più gruppi, di renderla attiva e partecipe nell'ambiente sportivo di appartenenza, di metterla in contatto con situazioni e contesti diversi dal proprio; svolgere un'attività di sport significa far parte di una società, un'associazione sportiva, partecipare ad eventi e manifestazioni sportive, incontrare altri gruppi, squadre, società, collaborare con enti, associazioni del territorio di appartenenza. L'attività sportiva migliora gli atteggiamenti della società verso il disabile e viceversa perché lo sport è una dimensione riconosciuta e condivisa da tutti, che riduce ed appiana le differenze.

Il progetto prevede la partecipazione delle squadre a campionati, tornei ed eventi sportivi che le metteranno in contatto e relazione con altre squadre e realtà sportive e non presenti sul territorio.

  • Rinforzare le qualità individuali di ciascun soggetto, potenziare le abilità di ogni giocatore nell’ottica di una maggiore autostima ed autoefficacia, nello sport ed in genere.

Partendo dal pensiero di base per cui ogni individuo è a sé, ogni persona possiede abilità e capacità proprie, soggettive, diverse da quelle degli altri, il progetto prevede che per ogni giocatore si possa trovare una modalità d’intervento capace di potenziare le capacità individuali di ciascuno, che possa offrire l’opportunità di sviluppare e potenziare le abilità, il potere che lo caratterizza. Questo grazie alle facoltà educative di cui si avvale la pallacanestro, caratteristiche che mirano alla gratificazione e alla soddisfazione della persona e che permettono di sviluppare una migliore autostima e una maggiore sicurezza personale. Riuscire a tirare a canestro, poter concludere un’azione di gioco attraverso l’aiuto della squadra, ottenere la palla tra le mani sono solo alcuni esempi di come sia possibile creare situazioni di gratificazione e soddisfazione per il giocatore.

Tra le caratteristiche più peculiari della pallacanestro c'è senz'altro il tiro a canestro: in tutti gli altri sport di squadra la conclusione finale dell'azione è rasoterra, parallela al terreno, o addirittura dall'alto verso il basso, come nella pallavolo. Nel basket, invece, tirare significa lanciarsi verso l'alto, elevarsi dal terreno, metaforicamente puntare al cielo.

Nel lavoro con la disabilità mentale è molto importante per un ragazzo tendere verso l'alto. Provare e riuscire in questa azione è una conferma intensa di tante possibilità nascoste e latenti. La verticalità, dote appresa con la pallacanestro, rende il ragazzo disabile più stabile e più sicuro nelle sue azioni. Chi è riuscito sul piano corporeo ad aprirsi e a tendere all'alto mantiene nel tempo il senso di questa gratificazione e acquista sicurezza e competenze più ampie.

Tutto quello che avviene sul piano fisico è spesso lo specchio di ciò che accade sul piano psicologico: lo slancio verso l'alto, che rientra nella logica tecnica del tiro, rappresenta per tanti ragazzi disabili un'apertura al mondo mai provata prima, una possibilità nuova, una conquista e molte volte una speranza.

Il tiro nella pallacanestro è davvero un momento affascinante: tutti gli sport collettivi, dal calcio alla pallamano, sono caratterizzati da azioni offensive veloci e potenti, che si concludono con forza. Nel basket si gioca con la stessa forza ma si tira a canestro con dolcezza, con precisione e delicatezza, cercando la finezza del tiro. Tutto questo avviene per i giocatori in maniera automatica e meccanica ma non è così per chi si avvicina per la prima volta alla pallacanestro. Non è normale né consequenziale che un'azione svolta con forza si chiuda sempre dolcemente nel tiro finale.

Non è facile insegnare una corretta tecnica di tiro: molti ragazzi lanciano la palla verso l'alto con violenza, in modo teso, senza quella parabola necessaria perché il tiro possa avere qualche probabilità di successo; molti ragazzi sono intimoriti dall'altezza del canestro, dal suo essere stretto, dalla rigidità del ferro. Non è semplice per molti cimentarsi in una prova così ardua: è necessario allora attenuare le difficoltà dell'esercizio senza però snaturare lo spirito del gioco. Non è sempre necessario abbassare il canestro o permettere di tirare con palloni ultraleggeri, è possibile avvicinare il tiratore in difficoltà al canestro, salendo su un tavolo o una sedia. I primi centri scatenano un entusiasmo contagioso e fanno osare i più timidi. Bisogna ricordare che il canestro è un grande premio per qualunque giocatore: dal primo giorno è importante cercare il modo perché tutti riescano ad arrivare a canestro, utilizzando vari sistemi: sollevando i ragazzi di peso, alzandoli con tavoli e panche e se necessario abbassare i canestri o sfruttare cesti di altra natura per ragazzi in maggiore difficoltà, come scatole di cartone, contenitori vari. Queste prove sono finalizzate alla scoperta dell'alto, attraverso un allungamento fisico, un'apertura della postura, una tendenza alla verticalità a cui il movimento del tiro obbliga.

  • Ogni tiro a canestro è un esercizio apparentemente individuale poiché inserito in una situazione collettiva e di solidarietà: esiste l'aiuto del giocatore più capace al ragazzo ancora incerto, la possibilità di imitazione ed emulazione del compagno bravo concesse ad un ragazzo ancora insicuro; la protezione e il tifo dell'intero gruppo per il tiratore. In questo senso, la motivazione che prima o poi spinge i ragazzi a tentare un tiro a canestro è la speranza di centrare un obiettivo difficile e gratificante non solo per sé stessi ma anche per l'intero gruppo.
  • Sviluppare e migliorare le capacità e le abilità motorie di ciascun giocatore, migliorare la percezione di sé e del proprio corpo, educare il controllo del proprio corpo e il movimento di esso nello spazio, vicino e lontano.

Il pallone rappresenta uno strumento di conoscenza di sé e del proprio corpo divertente ed affascinante: scoprire sé stessi e le proprie capacità attraverso le carezze che una palla può fare al proprio corpo è stimolante ed efficace. Rotolare la palla sulle braccia, sul petto, sulle gambe è un esercizio finalizzato alla scoperta di sé che permette al ragazzo di percepire il proprio corpo attraverso il contatto del pallone sul corpo e le sensazioni che ne derivano. La carezza del corpo attuata con il pallone determina reazioni diverse per ogni ragazzo: c'è chi si emoziona e sorride; chi entrando in contatto con un suo ritmo interno lo scandisce con le mani; chi ancora, sorpreso dalla sensazione provata, rimane attonito, combattuto tra il desiderio di scoperta e la fuga.

Ogni giocatore, prima di lanciare il pallone verso canestro, passa la palla ad un compagno, la accarezza, la guida sul terreno, sul muro, su un tavolo: impara a gestire un oggetto piacevole, sferico che può rimbalzare, volare, andare e tornare. Ognuno utilizza il pallone a proprio modo: c'è chi è abile a palleggiarla, chi a maneggiarla e guidarla su alcune parti del corpo; altri sono bravi ad accarezzarla e guidarla sopra a un tavolo, con l'impegno di non farla cadere a terra; altri ancora la stringono forte tra le mani fissandola a lungo, quasi a interrogarsi e a interrogarla sull'utilizzo che ne potranno fare. Tante modalità di approccio con il pallone, tutte importanti ma soprattutto tutte da rispettare. Quando un ragazzo, sfruttando le proprie qualità migliori, è riuscito ad entrare in confidenza con la palla, sarà più facile che provi successivamente altre forme di contatto per lui meno spontanee. Accettare la diversità di ognuno non significa costruire regole ed esercizi ogni volta personalizzati ma adattare l'allenamento alle caratteristiche di ognuno per stimolarlo e per non escluderlo. In sostanza, la finalità dell'esercizio proposto è comune a tutto il gruppo ma le tecniche per arrivarci si devono basare sulle capacità individuali.

Tra le tante peculiarità che la palla possiede, una delle più curiose è la pesantezza: il fatto che il pallone abbia un peso è significativo poiché per maneggiare un pallone pesante non bastano destrezza e fantasia ma anche attenzione e forza. Non può un ragazzo disabile, con difficoltà di coordinazione, maneggiare con superficialità un pallone: il peso lo impegna e ne stimola la concentrazione e l'attenzione. Una palla leggera e svolazzante non è ugualmente impegnativa, anzi spesso invita alla distrazione dell'azione.

La conclusione è che la palla è attraente e magica non solo perché striscia e vola, ma anche perché pesa e per giocare con la palla si può essere lenti e anche impauriti ma non distratti e superficiali. Se conosci bene il tuo compagno d'avventura, se ne conosci le caratteristiche, i limiti e le possibilità è più facile provare e sperimentare. La palla è una spalla sicura su cui appoggiarsi per tentare nuove strade, perché sa adattarsi alle diverse competenze: chi ha paura del ritorno della palla dal terreno dopo un palleggio la può tenere in mano e magari appoggiarla e strisciarla dolcemente sul pavimento; chi ha difficoltà di movimento può giocare con il pallone anche da fermo, trovando soluzioni di utilizzo del tutto personali.

Una volta che il ragazzo disabile è entrato in contatto con sé stesso grazie al pallone, ha scoperto che può tentare di puntare all'alto tirando a canestro e si è reso conto che può raggiungere un compagno vicino con un passaggio, scopre anche che può provare a confrontarsi con uno spazio più lontano da sé, lo spazio aperto della palestra e del campo da gioco. Questa tappa per molti ragazzi è di difficile realizzazione: mancano i riferimenti soliti, lo spazio aperto spaventa, anche se rappresenta una meta da conquistare.

Anche in questa situazione, la palla può fungere da ottimo mediatore tra il ragazzo e lo spazio aperto: chi sa palleggiare avanza facendo rimbalzare il pallone sul terreno, chi ancora non è pronto la butta, la striscia o l'accarezza sul pavimento e avanza insieme a lei; qualcun altro, più timoroso o più possessivo, muove i primi passi tenendo stretto un pallone che rappresenta una protezione, oppure si incammina per raggiungere una palla lasciata in mezzo al campo. Ancora una volta la palla conferma di essere l'oggetto più importante non solo del gioco di squadra, ma anche e soprattutto della conoscenza di sé e dell'altro. Filo magico che unisce il ragazzo a se stesso, al canestro, al compagno e anche a quello spazio intorno che insieme intimorisce e attrae.

È importante, nel caso di ragazzi in difficoltà rispetto lo spazio aperto, che l'educatore utilizzi alcuni giochi che fungano da strategie per facilitare l'ingresso in campo e per educare i ragazzi a rapportarsi con lo spazio lontano da sé.

  • Acquisire una buona conoscenza della pallacanestro in tutte le sue forme, dal divertimento alla regola, dal gioco allo sport, dalle basi (palleggio, passaggio, tiro a canestro, ecc.) al gioco di squadra.

La scoperta dello spazio lontano e l'educazione al gioco di squadra rappresentano l'epilogo della crescita del giocatore disabile, sia sul piano psicofisico sia su quello tecnico. Se arrivare a confrontarsi con lo spazio lontano da sé è un vero e proprio successo, questo vale anche per il gioco di squadra, vero punto d'arrivo di ogni sport collettivo.

Giocare insieme è più divertente che farlo da soli ma è anche più impegnativo e difficile poiché è necessario rispettare le regole del gioco: palleggiare la palla sul terreno, passarsi la palla, difendere il canestro della propria squadra; e condividere lo spazio comune in maniera organizzata: muoversi in campo con gli altri senza scontrarsi, valutare la distanza tra sé e l'altro, tra sé e la palla.

Interiorizzare ed accettare le regole della pallacanestro, così come gestire lo spazio del campo sono traguardi di un lungo cammino che i giocatori devono percorrere con gradualità: un primo passo importante verso il gioco vero e proprio è spiegare il concetto di sfida tra squadre contrapposte. Non tutti i ragazzi disabili hanno un'idea chiara e precisa di cosa sia una partita di pallacanestro, è fondamentale quindi che l'educatore inserisca i suoi giocatori in contesti di gara e di sfida dove per vincere è necessario collaborare tra compagni e identificare l'altra squadra come avversaria, contro la quale giocare.

La collaborazione è alla base del gioco di squadra: nella pallacanestro è impossibile riuscire a realizzare una vittoria, anche solo un canestro, senza l'aiuto dei compagni. Per questo motivo, il ragazzo disabile si ritrova nella situazione tale che per poter raggiungere il suo obiettivo si deve appoggiare al compagno, deve farsi aiutare dall'altro ed aiutare, deve chiamare la palla e passarla a chi gliela chiede, deve relazionarsi con gli altri giocatori. Queste condizioni di gioco sono significative poiché sottolineano l'importanza della relazione, della collaborazione, della socializzazione.

Il gioco di squadra permette al giocatore di imparare a conoscere lo spazio e a muoversi dentro questo rispettando le distanze e le direzioni prese dagli altri; spinge il ragazzo diversamente abile a comunicare, a relazionarsi con gli altri, ad integrarsi nel gruppo di gioco; migliora le abilità e le capacità individuali grazie allo stimolo che la squadra rappresenta, attraverso l'imitazione e la soddisfazione di sentirsi riconosciuti e importanti agli occhi degli altri.

Materiale occorrente:

  • Palestra attrezzata
  • Palloni da basket e da minibasket
  • Canestri mobili e regolabili
  • Divise e pettorine colorate per allenamento
  • Divise da gioco, tute, giacconi e borsoni
  • Divise per allenatori ed educatori
  • Tavoli, sedie, panchine
  • Palline da tennis
  • Materassini e materassi
  • Fischietti
  • Coni e cerchi
  • Macchina fotografica e telecamera
  • Pulmino per trasporto

 

Tempi

Il progetto si sviluppa per un periodo di quattro anni. Nel primo anno è intenzione del progetto raggiungere un primo obiettivo relativo alla conoscenza e all’avvicinamento dei ragazzi disabili alla pallacanestro. Il secondo anno prevede l’interiorizzazione dei fondamentali e delle regole del gioco di squadra. Gli ultimi due anni prevedono la formazione di squadre in grado di competere con altre.

L’attività sarà inizialmente a cadenza settimanale e sarà della durata di 2 ore. Una prima mezz’ora di accoglienza e gioco libero rivolta ai giocatori, un’ora di attività ed esercizi e un ultima mezz’ora per salutarsi e giocare.

 

Verifica

Il progetto prevede una verifica dell’attività che avverrà a cadenza trimestrale.

Gli indicatori di tale verifica saranno una buona e costante partecipazione dei giocatori all’attività, un graduale miglioramento dell’umore e del benessere psicofisico dei giocatori, una maggiore autostima e una migliore capacità di relazione e socializzazione con gli altri; saranno anche la creazione di momenti e situazioni di integrazione con l’esterno oltre che l’acquisizione e l’interiorizzazione delle regole e del gioco della pallacanestro.

 

Conduttori dell’attività

A condurre l’attività di pallacanestro saranno un educatore sportivo/allenatore e un educatore professionale per ogni gruppo lavoro supportati da uno psicologo. Ogni squadra sarà composta da n. 3 ragazzi o adulti diversamente abili e n. 2 volontari giocatori di basket normodotati.

I gruppi saranno composti da n. 6/7 ragazzi o adulti diversamente abili.

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