Disabilità

"Che io possa vincere, ma se non vincessi che possa tentare con tutte le mie forze!"
Giuramento atleti Special Olympics

“Quante volte vaghiamo per le strade solo andando in giro con la speranza di trovare sempre qualcosa che ci renda felici, vogliamo sempre di più nonostante non ci manchi nulla. E, invece, quante persone vorrebbero affacciarsi alla vita con i gesti più semplici che attuiamo quotidianamente, e per loro non è poi così facile… La vera disabilità è quella dell’anima che non comprende…, quella degli occhi che non guardano i sentimenti…, quella delle orecchie che non ascoltano le richieste d’aiuto… Solitamente il vero disabile è colui che, additando gli altri, ignora di esserlo”!

La disabilità da sempre è un argomento non semplice da affrontare, soprattutto per i pregiudizi e gli stereotipi nei quali possiamo incorrere. Innanzitutto, vorrei partire dal presupposto che la persona disabile deve essere riconosciuta come soggetto avente gli stessi diritti e la stessa dignità di tutti gli uomini. Infatti, è importante evitare due atteggiamenti che rischiano di frenare pesantemente una lucida e razionale analisi argomentativa: il pietismo compassionevole e l’accanimento terapeutico. Il problema posto dalla sola presenza di un disabile in un gruppo di formazione è immediatamente e contemporaneamente etico, tecnico organizzativo e teorico. Etico perché si tratta di garantire diritti inalienabili quali l’accesso e il successo alla formazione, compresa ovviamente quella motoria; tecnica e organizzativa, perché implica dei cambiamenti non accidentali e non limitati alla situazione contingente, bensì stabili e inerenti all’intera organizzazione formativa; teorica, perché si tratta di mobilitare e attivare un ampio ventaglio di conoscenze anche nella prospettiva di criticare e modificare quegli aspetti sociali e culturali che rendono difficile ai disabili il godimento di diritti inalienabili. Attraverso la formazione motoria con finalità educative, sportive, ricreative, per lo sviluppo e il mantenimento e il recupero delle abilità e delle potenzialità motorie, i disabili s’inseriscono nell’ambiente sociale. Inoltre, è richiesta anche la capacità di attivare competenze organizzative, e quindi di gestire le relazioni con i soggetti esterni all’organizzazione, genitori, terapisti e psicologi.

Con la formazione motoria, quindi, si vuole insistere sulle finalità che stanno alla base del movimento e dello sport migliorando e riabilitando il benessere psicofisico dell’individuo, e sviluppare quelle abilità sociali che spesso sono addirittura negate dagli stereotipi della cultura sportiva. Mi riferisco alla socializzazione e agli aspetti relazionali, che trovano nelle attività motorie e sportive di gruppo un valido strumento di apprendimento. Il movimento e lo sport possono trasmettere valori che spesso sono infranti dalla cultura sportiva: il corpo come valore non in relazione a quello che ci consente di esperire e alle cure di cui necessita per mantenersi sano, e l’incontro con l’altro, il diverso da sé in una situazione sportiva, che implica l’importanza delle regole come vincolo, risorsa e strumento di mediazione. I disabili psichici, attraverso le attività sopra citate, possono trovare un momento di conforto con gli altri e di espressione di pulsioni e sentimenti che altrimenti rischiano di essere compressi nelle routine della vita quotidiana. I disabili fisici invece, che non hanno alcuna compromissione mentale o relazionale, possono recuperare fiducia in se stessi attraverso la regolare pratica motoria e sportiva, rafforzando le parti fisiche indenni e superando blocchi emotivi connessi con gli eventi traumatici che li hanno interessati.

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