Etica e Salute

Questo articolo non ha molto a che fare con lo sport giocato, ma ha a che fare con i giovani meno fortunati. Di questi si parla poco, ma così è troppo comodo, e anche vile.

Quando le speranze e le ambizioni nello sport, sia per i maschi e, sia, specialmente per le femmine, sono distrutte o cancellate per sempre dai sogni legittimi di un bambino/a o adolescente che sia, vuole dire che questo mondo e questo sistema hanno fallito.

La condizione femminile nel mondo è ormai una piaga incurabile. Avevo parlato in un precedente articolo delle difficolta delle donne nello sport in Ecuador. Incuriosito, sono andato un po’ più a fondo nella ricerca, e ho trovato un mondo sommerso che non conoscevo e che forse pochi conoscono. Un mondo spaventoso, di cui ai media conviene non parlare.

Ci sono luoghi nel mondo dove la donna in generale è considerata “nulla” o forse peggio... poco meno del nulla.

Le bambine, solo perché tali, lasciano presto gli studi e, per la cultura del luogo, diventano spose alla tenera età di sette, otto, nove anni. Devono sollazzare questo o quel facoltoso (porco di turno) che, pagando la famiglia povera, crede di soddisfare i suoi bisogni sessuali con conseguenze terribili dove alcune (troppe) bambine alla prima notte sono morte dissanguate.

Noi, occidentali di paesi detti avanzati ma non tanto, abitualmente ci ritroviamo a litigare al bordo di campi delle periferie guardando le partite dei nostri figli. Su un rigore dato o non dato, critichiamo l’allenatore, ci intromettiamo pensando di saperne più di lui e dispensando improbabili consigli ai bambini, con il risultato di confonderli ancora di più. Incoraggiamo i nostri figli a volte a picchiare duro, come si dice “occhio per occhio dente per dente”. Ho sentito frasi di un padre urlare al proprio figlio di nove, dieci anni: “ Spaccagli una gamba “, e magari ho visto arrivare alle mani genitori per una partita di calcio che dovrebbe essere il punto d’incontro amichevole tra giovani che praticano una disciplina sportiva, all’insegna del rispetto delle regole e della lealtà.

Purtroppo, navigando in Internet quasi con pudore e, non nego, con la paura di non essere capito e magari mal interpretato, perché navigare e cercare in siti informazioni su bambini o bambine e sul loro rapporto con sport, la famiglia e il sesso, è uscito di tutto. La paura di essere scambiato per un pedofilo mi ha lasciato molto provato. Ho scoperto una realtà impressionante, di come i tempi sono cambiati rispetto alle mie e alle nostre idee, dove bambine di dieci, undici, dodici anni parlano, cercano e fanno sesso. E non parlo di paesi lontani da noi, ma di grandi citta e anche di piccole citta italiane. Internet e il social sono veicoli pericolosi, dove giovani ragazze di dodici, tredici anni si dicono disponibili a tutto per una ricarica telefonica.

Scrivendo e leggendo, quindi, mi chiedevo: "Ma i giovani, lo sport, il benessere nelle discipline che insegnavano a stare in compagnia a confrontarsi sanamente in una gara sino a dare l’ultima goccia di sudore, non risparmiare nulla all’avversario per poi subito dopo diventarne amico, che fine hanno fatto"? Che cosa sono diventati i nostri figli? Che cosa siamo diventati noi?

Ho scoperto ancora più spazzatura umana, cose ancora più disgustose, e ne parlo anche se lo sanno tutti. In alcuni paesi si pratica l’Infibulazione, cioè l'asportazione, con successiva cauterizzazione, del clitoride, delle piccole labbra e di parte delle grandi labbra vaginali, e la cucitura della vulva, con solo aperto un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale. “La donna non deve avere o provare piacere", si dice. In uno di questi paesi, l’Etiopia secondo i dati UNICEF, il 41% si sposa prima dei diciotto anni, e nel mondo ci sono più 700 milioni di spose bambine. Molte muoiono nei rapporti sessuali improbabili con adulti e altre si uccidono.

Oggi, in questi Paesi, più che mai sarebbe utile una coesione mondiale tra gli enti preposti, come le organizzazioni UNICEF, COMITATO OLIMPICO e altri COMITATI VARI, per promuovere e incoraggiare tra le giovani generazioni lo sviluppo delle varie pratiche e discipline dello sport. Fortunatamente, in queste aree cosi deprimenti esistono, come oasi nel deserto, Centri per bambini di strada e minori a rischio, strutture specializzate per provare a dare ai bambini di età compresa tra i quattro e i diciotto anni luoghi sicuri in cui recuperare la loro serenità a reimparare a giocare, alimentarsi e socializzare.

La speranza di investire nello sport come un modo di riscatto per un continente e per il mondo intero, quindi, RESISTE, se si vuole.

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