Etica e Salute

In Italia quasi un minore su tre è a rischio di povertà e di esclusione sociale, nonostante la diffusione dello sport, che è un potente strumento educativo e fattore di inclusione.

Gli psicologi sono concordi nel valutare lo sport, specialmente quello di squadra, quale strumento efficace per la crescita psico-fisica e l’inclusione sociale degli adolescenti, ma in Italia più del 13% di questi giovani non ha i mezzi per praticarlo. Moltissimo resta da fare!  Qui anche alcune proposte operative per le associazioni riguardanti i giovani sportivi.

Da due recenti Rapporti di Save the Children sulla povertà dei minori in Italia, cito alcune statistiche:

  • In Italia, la percentuale di minori a rischio di povertà o esclusione sociale è del 32%, tra le più alte in Europa
  • Preoccupante è la quota di abbandono scolastico che riguarda il 15% dei minori
  • In Italia il 25% dei bambini non raggiunge le competenze minime in matematica, e quelle in lettura il 20%
  • Più del 13% dei bambini non ha uno spazio adeguato a casa dove fare i compiti
  • Più del non può permettersi di praticare sport
  • Un bambino su tre non sa cosa voglia dire trascorrere una settimana di vacanza lontano da casa.

Secondo Save the Children, per sradicare la povertà materiale, l'esclusione sociale e la povertà educativa, i Paesi europei e le istituzioni dell'UE dovrebbero affrontare le disuguaglianze già presenti durante l'infanzia, eliminando le barriere che impediscono ai bambini lo sviluppo delle proprie competenze e capacità. È urgente, per questo, adottare e implementare la Child Guarantee a livello europeo, una misura che permetterebbe coordinamento, pianificazione e monitoraggio oltre ad una valutazione di impatto sugli investimenti europei per contrastare la povertà minorile.
In uno studio di Stephen Chan dal titolo “The Role of Sports on Minority Adolescents", ho trovato esposti con molta chiarezza e brevità scientifica, alcuni concetti fondamentali sull’importanza dello sport nello sviluppo psico-fisico degli adolescenti in genere, e di quelli delle minoranze, in particolare. Nell’introduzione rileva che a prescindere dal genere, dalla razza, colore della pelle o gruppo etnico di origine, la partecipazione allo sport crea effetti benefici sullo sviluppo dei giovani, sia quello fisico che quello socio-psicologico.

In generale i programmi sportivi, promuovono comportamenti socialmente responsabili e maggior successo scolastico, fiducia nelle proprie capacità fisiche, apprezzamento della salute e forma fisica personale, e forti legami sociali con altri giovani e istituzioni e associazioni. L’ipotesi di fondo dell’autore è che atleti provenienti da minoranze si sentano più accettati socialmente e vivano una vita più salutare dei giovani delle stesse minoranze che non partecipano a sport. L’attività sportiva contribuisce in modo determinante alla fiducia in sé, all’autostima e facilita l’interazione sociale. Pertanto, essa diminuisce il rischio di varie malattie psico-fisiche, compresa la depressione e le sue conseguenze, a cui sono più esposti i membri delle minoranze in confronto a quelli della maggioranza.  
Nella sua conclusione, parlando anche per sua esperienza personale, l’autore reitera che nella società attuale si dovrebbe dare una molto maggiore enfasi allo sport come mezzo d'integrazione sociale e attività di gruppo. Gli sport sono ponti per unire giovani di differenti origini, culture, colore della pelle, razza, ed etnia.
Lo studio europeo dal titolo “Team cohesion and ethnic-cultural identity in adolescent migrant athletes” pubblicato nel 2013 ha concluso che la coesione della squadra sportiva possa essere un attributo dello sport centrale per un ambiente dove sono attutite le differenze culturali e così facilitata l’integrazione sociale dei giovani. I membri delle squadre sportive condividono gli obiettivi e il successo della squadra che dipende dall’interazione dei suoi membri e dalla loro abilità di cooperare.

Alcune proposte operative

Vista la drammatica portata del fenomeno della povertà fra gli adolescenti residenti in Italia, gli interventi da attuare con urgenza sono tanti; tuttavia, anche perché già espressi in altre sedi qui non tratto quelli da attuare a livello dell’Unione Europea, dello Stato italiano e delle sue istituzioni centrali e locali, e a livello delle federazioni sportive giovanili.
Propongo invece alla riflessione idealistica ma fattibile di dirigenti di associazioni, genitori, educatori, formatori e allenatori alcune idee pratiche che potrebbero trovare pronta attuazione con un po’ di buona volontà.
Ogni associazione dovrebbe:

  1. Inserire l’integrazione sociale degli adolescenti del proprio territorio fra i suoi obiettivi primari
  2. Redigere “una carta dei valori” dove l’accoglienza e la dignità di ciascuno figura ai primi posti; vedi anche l’articolo Valori: Fondamento dell’etica, su questo sito
  3. Fissare l’obiettivo annuale di quanti nuovi membri saranno cercati fra gli adolescenti assenti dallo sport sul proprio territorio
  4. Nominare una persona responsabile per l’integrazione sociale
  5. Privilegiare gli sport di squadra quale strumento d’integrazione
  6. Nominare un giovane già membro attivo per accogliere ogni nuovo membro
  7. Fare in modo che indumenti, scarpe, attrezzature ecc. non più usati siano donati ai nuovi membri che ne facciano richiesta
  8. Affidare a psicologi qualificati la valutazione e la risoluzione degli inevitabili problemi.
  9. Creare una rete di volontari per operare su carenze di istruzione.

 

FONTI

7° Atlante dell’infanzia; sito Save the Children Italia, 16 novembre 2016
Save the Children Italia, 30 novembre 2016
Poverty & Prejudice: Our Schools Our Children. Spring Quarter 1998-1999
Team cohesion and ethnic-cultural identity in adolescent migrant athletes. Eleftheria Morela, Antonis Hatzigeorgiadis, Olga Kouli, Anne-Marie Elbe, Xavier Sanchez. Elsevier 2013.International Journal of Intercultural Relations 0147-1767/$.
Valori: Fondamento dell’etica. Marko Rus, sito NuovoSportGiovani, sezione Etica e salute.

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