Etica e Salute

«Se non bevi non sei nessuno». «Alle feste è una offesa non bere». «Chi non beve è considerato inferiore agli altri perché non ha il coraggio di farlo»...

«Se non bevi sei una bambina ignorante». Sono alcune delle dichiarazioni di ragazzi piemontesi, tra i 13 e i 15 anni, che dietro l’anonimato di un questionario hanno raccontato le loro esperienze con l’alcol. Una fascia d’età a cui è interdetta la vendita, ma forse non è abbastanza: il 43% dichiara di bere in piccole quantità, in occasioni particolari come feste e ricorrenze in famiglia o con gli amici. Un ulteriore 19% dice di fare uso di bevande alcoliche «in modo regolare» o «occasionale, ma abbondante» (il 15% delle ragazze e il 23% dei ragazzi). E le loro motivazioni parlano chiaro: «essere accettati», «sentirsi grandi», «dimenticare i problemi».
L’indagine è stata realizzata da Fidapa.

La federazione italiana donne arti professioni affari ha raccolto le testimonianze di 3000 studenti piemontesi tra i 13 e i 15 anni - NOEMI PENNA 05/05/2016

L’indagine è stata realizzata da Fidapa, Federazione italiana donne arti professioni affari, in collaborazione con l’Università di Torino e ha visto la partecipazione di 34 istituti di primo e secondo grado di tutto il Piemonte. Sono stati raccolti 3200 questionari, i cui dati saranno presentati oggi pomeriggio all’istituto Sommeiller di Torino per avviare fra i banchi di scuola il dialogo, quello che in un caso su due manca in famiglia.


Un mix contro la noia
A 14 anni, due giovani su tre hanno già sperimentato l’alcol. Nella maggior parte dei casi si tratta di cocktail e superalcolici, poi birra e raramente vino (6%). E la differenza fra maschi e femmine è quasi impercettibile con l’aumento dell’età: si passa dal 58,6% delle non bevitrici tredicenni al 40% delle quindicenni, con una differenza del 4% rispetto ai coetanei. Il 17% degli intervistati dichiara di avere «amici che si ubriacano bevendo un po’ di tutto». Le motivazioni confermano quanto bere alcol non sia più una trasgressione, piuttosto «la necessità di divertirsi, condividere l’esperienza tra pari, segnare il passaggio all’età adulta», spiega il professor Roberto Di Monaco del dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, che ha analizzato i dati con Silvia Pilutti e Caterina Puglisi. «Il 31% dei ragazzi interpellati è convinto che si beva per sentirsi grandi, il 14% per essere accettati dagli altri e il 5% per imitazione. L’alcol assolve una funzione sociale ma è preoccupante che alcuni già a questa età dichiarino di bere per dimenticare: un atteggiamento che ricalca le dipendenze dell’adulto». A brindare «per non pensare ai problemi» sono 6 giovani su 100.


L’attenzione dei genitori
L’indagine, coordinata da Gabriella Assirelli e Floriana Fontolan, ha chiesto ai giovani anche il loro rapporto con la famiglia. Il 35% dei ragazzi afferma che «non si parla di alcol in casa», il 46% dice che i genitori sconsigliano l’uso di alcolici, soprattutto alla loro età. Il 13%, invece, segnala che i genitori ammettono il consumo di alcolici, ma «dicono di provare, ma non esagerare». Dall’analisi emerge che 6 giovani su 10, a cui i genitori vietano espressamente di bere, effettivamente non bevono. La proibizione ha maggiore effetto sui maschi rispetto alle coetanee: in famiglie possibiliste le ragazze che «bevono sul serio» sono quasi il 39%.

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